Libero di dire cazzate
Incuriosito dal dibattito su "Porta a Porta" di ieri sera, stamattina ho chiesto "Libero" in edicola. Proprio così. Credo che l'edicolante mi abbia guardato storto, aspettandosi - al solito - 'Repubblica'. Ma avevo l'illusoria speranza, come al solito, che allargare gli orizzonti aiuti a capire i fatti. Sapevo della faziosità di Libero. Ma ci sono rimasto male a leggere "Chiamate l'ambulanza" in prima pagina. Per Celentano, naturalmente. Rockpolitick non è recensito, solo sarcasticamente stroncato. Contaminazione tra cronaca e opinioni. Anzi, pochissima cronaca. E Benigni diventa arrogante e delirante, quasi fosse l'ultimo clown di casa nostra.
Ho dunque dedotto che a "Libero" non gliene frega una mazza che io compri il giornale.
"Libero" è un prodotto su ordinazione: pago il mio euro e VOGLIO leggere che Prodi è un coglione e che Celentano ruba i soldi alla Rai. Mi sta bene così. Così come in pizzeria ordino la mia brava pizza con i funghi, e non mi aspetto altro; e così come mi sta bene che la Deusanio inventi storie in tivvù. Che poi siano vere o no, me ne sbatto: io voglio farmi due risate sulle corna della casalinga napoletana e basta.
Perchè io volevo leggere che Rockpolitik è un programma fatto male e avevo speso il mio prezioso euro per quello. Ho invece letto che bisogna ricoverare Celentano, che i suoi silenzi sono remuneratissimi etc etc.
Non è un discorso di fazione o di colore. Dall'altro lato, avrei avuto risposte contrapposte ma simili, immagino. E prometto che quando mi indignerà "L'Unità", troverete un post simile.
Ma non venitemi a dire che questo è giornalismo, per carità. "Chiamate l'ambulanza" a caratteri cubitali non è giornalismo. Punto e basta.
Quarantaquattro Gatti

Fabrizio Gatti è un giornalista con due palle così che ha avuto il coraggio di gettarsi nelle acque di Lampedusa, spacciandosi per un immigrato clandestino, e facendosi rinchiudere per una settimana nel centro di accoglienza dell'isola. Il suo reportage sull'Espresso di qualche settimana fa, con il quale denuncia a chiare lettere l'animalesco modo con cui vengono trattati gli immigrati in quello che dovrebbe essere un centro di accoglienza, costituisce una delle più belle pagine di giornalismo degli ultimi tempi. Perchè era lì, lui; perchè ha vissuto in prima persona quello che poi ha raccontato ed è anche giusto che l'oggettività che si confà ad un giornalista venga, in questo caso, accompagnata dalla soggettività di chi ha vissuto sulla propria pelle ciò che racconta: angherie, maltrattamenti, condizioni disumane. Perchè il giornalismo serio non si fa seduti in poltrona. Perchè è facile fare opinione, più difficile e meno comodo inventarsi un reportage. "Un nome inventato e un tuffo in mare" non sono bazzecole. E il suo reportage ha i crismi della storia vera perchè vissuta, non ci sono fonti nè di primo nè di secondo grado. C'è lui, che è l'immigrato, che fa la storia. Se avete tempo e voglia, dateci un'occhiata. Quarantaquattro di questi Gatti.
Celentano fa rima con Albano?
Ho visto il programma di Celentano, del quale non mi piacciono narcisismo e autocompiacenza. Eppure, ha avuto coraggio. E, a mezz'ora dalla fine del programma, già sparano su di lui.
Ha dato il microfono a Santoro, ha parlato di dittatura mediatica e mostrato tabelle deprimenti. E, al solito, lo tacciano di faziosità.
"Chiediamo di ripristinare la par condicio e il pluralismo nella prossima puntata che deve essere riparatoria - dice Michele Bonatesta, componente della direzione nazionale di An e membro della commissione di Vigilanza sulla Rai - . Come lo chiediamo ai vertici della Rai, che non possono lavarsene le mani, alla Del Noce ma anche alla Meocci, che farebbe bene ad andarsene a casa perché ha dimostrato da solo di essere incompatibile".
No commenti. Santoro, tra l'altro, piangeva quasi.
Ora spengo la tivvù, perchè c'è Vespa che parla di Albano e dell'Isola dei Famosi. Ce ne fossero di Molleggiati presuntuosi, con la sua forza politica e la sua volontà di smuovere la situazione.
Benigni, parliamone. Melenso, è melenso. Non c'è dubbio. Una Baghdad senza sangue e senza morti è gioco forza una versione edulcorata della realtà, della quale anche la trama di "La tigre e la neve" costituisce una parentesi improbabile. Una favola, come "La vita è bella".
E de "La vita è bella" Benigni riutilizza i fortunati ingredienti - a cominciare dall'ostinazione a vedere roseo anche il nero, tipico dei suoi personaggi fintamente ingenui - rimescolandoli a piacimento. Ne vien fuori un film tutto sommato godibile, con qualche sprazzo geniale. A cominciare dal cattolico Benigni che prega Allah con il 'Padre Nostro'.
Poesia, sparsa qua e là. E velate polemiche, per gli americani impertinenti e per la guerra: la terra è nata senza l'uomo - commenta Fuad, poeta iracheno, di fronte allo splendido cielo stellato di Baghdad - e senza uomo finirà. Da vedere, con la consapevolezza che di favola si tratta. E che, fortunatamente, non è 'Pinocchio'.
Incertezza.
Loro dicono, noi li votiamo
Non capisco questo gran parlare sull'influenza dei polli. Nel senso che sono anni, ahimè, che ci facciamo influenzare, votandoli, da quello che dicono a Forza Italia.
Toscani e gli omosessuali

Non credo di essere del tutto pronto a attendere pazientemente che scatti il verde indugiando su due uomini che si sbaciucchiano o si palpano impudicamente, per quanto abbia trovato Oliviero Toscani geniale in alcune trovate, talvolta. Credo in fondo che gli omosessuali oggi godano di una discreta libertà e che le relazioni tra gay rientrino finanche nella normale quotidianità, non più ghettizzati. Com'è giusto che sia. Ma non siamo ancora pronti, direi, a vedere esplicite effusioni in pubblico. Figuriamoci in gigantografie che tappezzano le nostre città. Pertanto, al bando la demagogia: la campagna è stata bloccata. Giustamente. Perchè un uomo con la mano sul pacco dell'altro è francamente troppo. Per ora, almeno.
Addio al Professore
Ho appena scoperto che è morto Franco Scoglio, per tutti il Professore. Un uomo dall'ironia pungente, uno sportivo vero e verace, mai banale. Non poco in un ambiente pieno di ipocrisie in cui il conformismo paga più della libera espressione. CCi mancherai, Professore.
Di ritorno dal Delle Alpi. Cinque punti di vantaggio sulla seconda, dopo solo sei giornate.
Inter al tappeto. Siamo uno squadrone.