Ven(e)to di passione

Torno a postare, ultimamente non ho molte occasioni per farlo. Si apre un periodo meno intenso, fortunatamente. Vi racconto, però, di quattro giorni in giro per il Veneto, con la mia Sara, che mi hanno fatto conoscere Venezia: un delitto non esserci stato prima, ma era proprio come l'avevo immaginata. Una città che era entrata in me, insomma, ancor prima che la conoscessi. Una città dai mille angoli, in cui il mare ti entra dentro (spesso non solo metaforicamente), unica nel suo genere. E poi Verona: più bella di quanto non si dica in giro, chissà perchè. La 'esse' dell'Adige circonda una città ricca di chiese da visitare, di angoli caratteristici, di isole pedonali. Perchè una città, il suo centro almeno, deve poter essere girato a piedi, senza ansie o clacson irriverenti. E poi una capatina sul Garda, tanto per gradire. Nella malinconia del day after, ringrazio di cuore Isa e Flavio, due veronesi doc che hanno ospitato nel miglior modo possibile una coppia di terroni, di cui uno 'napoletano'.
Le dieci cose che non dimenticherò:
1) Lo spritz, aperitivo alcolico tutto veneto.
2) Il masochismo di chi, in Piazza San Marco, si fa ricoprire interamente di piccioni. E sorride.
3) La Pala d'oro, nella Basilica.
4) Il gondoliere sgrammaticato, che a domanda rispondeva tutt'altro.
5) Aver trovato una pensione (economica) a due minuti due da Piazza San Marco.
6) Grigliata di carne, innaffiata da buon vino.
7) L'ospitalità di Isa e Flavio.
8) La disinvoltura con cui, a Murano, hanno fatto davanti ai miei occhi un cavallino e un cigno, in vetro, in un minuto netto.
9) Verona dall'alto.
10) Il tempo trascorso con Sara.
I miracoli dell'Olimpiade

Sbiadisce, lentamente, il ricordo delle Olimpiadi. Ma viva è la sensazione di aver vissuto un miracolo. Anzi più miracoli:
1) Vedere i piemontesi entusiasmarsi, in blocco. E vivere la città, senza lo sguardo fisso sull'orologio.
2) Appassionarsi e discutere, anche animatamente, per uno sport che, se l'avessi inventato io, la neuro mi sarebbe alle costole. Viva il curling, insomma.
3) Allo stesso tavolo, americani e tedeschi (ubriachi) e un paio di cappellini istituizionali della Guardia di Finanza, che girano. I legittimi proprietari, ubriachi anch'essi, fanno baldoria all'insegna di un volemose bene nonostante non capisca un cazzo di quello che state dicendo. W l'Italia, insomma. E la divisa, of course.
4) Le notti bianche, una città che straborda. Ma ordinata, nel suo caotico delirio. Una roba del genere, a Napoli, avrebbero dovuto ricostruirla dalle fondamenta, all'indomani, la città.
5) Ho visto il fervore nazionalistico sul viso di chi, fino ad un giorno prima, pensava che bob fosse al massimo il nome del cane del vicino e immaginava la Fusar Poli una sala del Politecnico di Torino. W le Olimpiadi.
6) Bragagna, commentatore di Raisport, è impazzito in un delirio di onnipotenza nel quale si è immaginato re indiscusso di tutti gli sport, alla faccia di un Bizzotto qualunque. E la sigla dei Flinstones è diventata, come per incanto, lo stacchetto ideale per il curling.
7) La neve. Le Olimpiadi. La città illuminata a festa. Tanta gente. L'avevo sognato, da bambino.
8) Vedere i contestatori, no-global e quant'altri, quelli per cui il mondo va allo scatafascio, zittirsi e guardarle le Olimpiadi, perchè i portici di Via Po sono rimasti immacolati e lo spirito olimpico, forse, non è un'invenzione retorica.
9) Voglia di stupire, ovunque. Anche esibendo una modella in intimo, nella vetrina.
10) Fare coda ovunque. Senza batter ciglio.
La pillola 'sanremese'
Vorrei avere il becco, ma come la mettiamo con l'aviaria?