29 e non festeggiarli
Vincere uno scudetto e non poterlo festeggiare. Perchè non credi più, in fondo, a quel calcio che tanto ti ha appassionato e tanto ti appassiona e quei colori per i quali ti sei emozionato, hai tifato, hai investito energìe sono (momentaneamente, si spera) offuscati dallo scandalo degli scandali, da un manigoldo che sembra sincero, davanti alle telecamere, nel rivelare affranto che qualcuno gli ha ucciso l'anima. Ma l'evidenza - caro Moggi - è un macigno pesantissimo, e allora ti emozioni nel vedere la Juve vincere a Bari e Capello il duro gioire come un bambino, ma ti chiedi - scottato - quanto valga davvero questo calcio.
No, non ci siamo: che qualcuno abbia il coraggio di fare un mea culpa. Perchè è tutto sbagliato, ma proprio tutto, a prescindere da quanto e come abbiano inciso le famigerate telefonate, a prescindere da tutto. Così non va. Che qualcuno, chi può ovviamente, me/ce lo restituisca, il calcio. Al più presto.
Quando l'italiano viaggia...
Parliamoci chiaro. Se vi sentite penalizzati - come me - dal fatto che l'immagine degli italiani in viaggio all'estero sia drammaticamente compromessa (e a ragione) a causa dell'italiano medio spaccone e tamarro, con gli occhiali da sole anche di sera ed il suo delirio di onnipotenza che gli consente di sfoggiare inusitata sicurezza in patetici tentativi di abbordaggio e l'illusione che l'italiano (inteso come lingua) sia un Esperanto; se provate persino imbarazzo in terra estera quando gli autoctoni storcono il naso di fronte all'avanzata arrembante dei soliti italiani; se odiate i luoghi comuni ma pensate che, in fondo, nascondano sempre un briciolo di verità; beh, allora - cari miei - è il caso di rimboccarci le maniche.
E' in fase di decollo, da un'idea partorita a Praga mentre una scolaresca siciliana importunava ogni cosa respirasse nel giro di tre chilometri tre, il COMITATO PER IL RECUPERO DELLA CREDIBILITA' DEGLI ITALIANI IN VIAGGIO. Dimostreremo che a Barcellona si va anche per vedere la Sagrada Familia, che a Praga visitare la Chiesa di Tyn non è un optional e che - nonostante tutto e tutti - rimaniamo un paese di poeti, santi e navigatori. Aspetto paziente adesioni, Severgnini compreso.
(postate foto ceke su raicaldo.splinder.com)
Si scrive così
Gran pagina di giornalismo, quest'articolo di Gianni Clerici. Dategli un'occhiata, ma solo se avete tempo e voglia.
L'incanto di Praga
Me ne avevano parlato bene in tanti. Ma immergersi in questa capitale e respirarne l'atmosfera, viverne i mille angoli, scoprire le sue bellezze - dal Ponte Carlo al maestoso Castello, dalla splendida Piazza della Città Vecchia alla Moldava che scorre dividendo la città in due, come l'Arno con Firenze - è stato sensazionale, forse più delle previsioni. Praga è una città splendida, che vive in perfetto equilibrio tra tradizione e globalizzazione, che va percorsa in lungo e in largo perchè tutto, qui, ogni palazzo, ogni namesti, è uno scorcio di rara bellezza ai quali l'occhio non può abituarsi. Incantevole, insomma. Belle le donne, buono il cibo. Peccato che i gitanti casinisti (italiani in prima fila) ne mortifichino la bellezza. Passateci: ne rimarrete incantati.
Piazza della Citta Vecchia.
"Chesta - avrebbe detto qualcuno - adda essere una r'e piazze cchiù belle r'o munno"
In gruppo, dopo faticosa salita verso il Castello.
Obelixus, l'improbabile gestore dell'ostello che ha dormito nella camerata da sedici. Ha provato a comunicare in latino. Con scarsi risultati. E ci ha provato con la mia ragazza.
Compleanno
Un anno fa inauguravo il mio blog. Oggi è una parte di me. Importante. Grazie a quanti mi hanno seguito e mi seguono, che sono più di quanto immaginassi.
Demoralizzato.
Sono francamente demoralizzato. Il servizio del sempre arguto Enrico Lucci alle Iene ha evidenziato quanto omertà ed ignoranza si intreccino nel desolante panorama dell'abusivismo edilizio sull'isola d'Ischia.
Attribuire le responsabilità del disastro del Monte Vezzi al Pataterno, al destino, a Gesù Cristo o alle pur abbondanti precipitazioni meteoriche (secondo un discutibile neologismo dell'imbarazzato sindaco Brandi) vuol dire insistere a non vedere, a non voler vedere, il marcio che rende poco roseo il futuro dell'isola.
L'abusivismo va combattuto e osteggiato; le fette di prosciutto davanti agli occhi a poco servono.
Serve essere chiari: chi costruisce dove non può e non deve, può rimetterci le penne, com'è disgraziatamente capitato alla famiglia Buono. Lo capiscano gli ischitani, lo dica a chiare lettere Brandi (che pensa invece agli ecomostri). Demonizzare la natura è pericolosamente demagogico. Ischia ha il dovere di capirlo, finche è in tempo e se non vuole ulteriormente sperperare l'immenso patrimonio che 'o Pataterno le ha regalato.
IL DISASTRO
L'obiettivo della mia amica e compaesana Rosanna sul disastro di Ischia. Perchè non si dimentichino cause ed effetti della tragedia.

Con parole sue
Tante righe, su tutti i principali giornali. Servizi toccanti, solo qualcuno mostra l'acume di chi ha veramente capito l'isola e la tragedia. Che - inutile sottolinearlo - ne esce con le ossa rotta, malgrado i salti mortali retorici del sindaco Brandi.
Tra tutti, Simonetta Robiony su "La Stampa".
"Ma Ischia è fatta anche dagli ischitani, gente che s'è vista piovere addosso quest'improvvisa ricchezza, che ha cercato di sfruttarla aggiungendo stanzette e stanzone alle loro "casaroppole" per affittarle d'estate. Senza badare ai canaloni dentro i quali corre l'acqua piovana, senza ricordarsi che il tufo è materiale friabile, senza tenere a mente che le fondamenta devono essere profonde per dar solidità e che sotto l'Epomeo è meglio non costruire perchè la montagna frana.
[...] A Ischia regna l'abusivismo. Ma mentre il grande abusivismo, quello degli hotel a 5 stelle, può permettersi investimenti a garanzia della sicurezza, il piccolo abusivismo dell'impiegato comunale che ha allargato la casetta mattone su mattone facendosi aiutare dai vicini, non offre nessuna garanza. E alla prima pioggia può crollare".
Centrato in pieno.