A volte bisogna rallegrarsi della propria follia per essere contenti della propria saggezza

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Heracleum blog & web tools
sabato, 30 settembre 2006

Dar da mangiare agli scoiattoli a pochi passi dal centro di Genova, non troppo lontano da smog e caos, alla stregua dei gettonatissimi parchi londinesi. Ero colpevolmente all'oscuro della presenza, graditissima, di un folto numero di scoiattoli grigi, nel verde di Nervi, per nulla intimoriti dalla presenza dell'uomo col quale, anzi, sembrano aver instaurato una sorta di linguaggio in codice: frenetico battito di noci, e te li vedi arrivare in un men che non si dica, pronti allo spuntino.  Nel 1966 cinque esemplari furono introdotti nella zona: la popolazione si è evidentemente almeno quintuplicata, e per gli amanti della natura che passano da queste parti, l'appuntamento è davvero ghiotto. Grazie a Serena, che ci ha condotto in questo piccolo ma intrigante angolo d'Italia, con tanto di noci, lasciate volentieri come 'pedaggio'.

Postato da: pasquallido a 23:48 | link | commenti (2) |
natura, i miei viaggi, il mondo di pasquallido

giovedì, 28 settembre 2006

Cinema che fa riflettere

Nuovomondo, il film di Crialese che ha riscosso successo a Venezia, ti proietta nel Viaggio ponendo l'accento su ansie e speranze di una famiglia siciliana degli Anni 20 in cerca - dentro e fuor di metafora - dell'America. Realismo da documentario e divagazioni oniriche si fondono in un film che ci proietta indietro nel tempo, a quando gli albanesi eravamo noi, per parafrasare il titolo di un bellissimo libro di Gian Antonio Stella. Già, perchè la crudezza delle immagini che ci fanno penetrare nell'universo di chi lascia tutto per il miraggio di qualcosa è quanto mai attuale. Casualmente, come ha sottolineato il regista, presente alla proiezione al "Massimo" di Torino.

Postato da: pasquallido a 15:20 | link | commenti |
costume, grande schermo

sabato, 23 settembre 2006

Di nuovo Juve, di nuovo passione

Sono tornato allo stadio, oggi, e l'ho fatto - casualmente - tra la gente e non in quell'elitario e privilegiato recinto della tribuna stampa. Nell'Olimpico che trasmette calore, al centro della città e non nella sua estrema periferia, ho definitivamente accantonato la freddezza nei confronti della nuova Juve e di quanto le orbiti intorno per riabbracciare del tutto quei colori, io e i trentamila che hanno gremito il nuovo impianto, per il 4-0 col Modena. Più forte di tutto e tutti, il legame per la tua squadra. Non c'è scandalo, personaggio, evento che tenga: riemozionarti davanti a quei colori - perchè lo stadio è e resta un'altra cosa, cari pantofolai dell'era Sky - è qualcosa di spontaneo, ingovernabile. C'è poesia, nel calcio: un peccato non riuscire a vederla, un delitto cercare di oscurarla.

Postato da: pasquallido a 20:02 | link | commenti (6) |
ciò che succede intorno a pas, calcio e simili

venerdì, 15 settembre 2006

Piuttosto che… cosa?

Mi ergo a capofila, se mi è consentita l’ambizione, di un movimento teso ad osteggiare con fermezza l’uso dilagante del piuttosto che settentrionalizzato, del quale – ahimè – si è perso ogni ragionevole controllo.

Intendiamoci: si usa sempre di più la forma piuttosto che in luogo di o. Ad Ischia ci sono turisti tedeschi piuttosto che americani significherebbe che l’isola verde è meta di entrambe le categoria. Il piuttosto che denaturalizzato lo si sente ovunque ed è pervasivo: io non solo non mi ci adeguo, ma – da sociolinguista in erba – vi invito ad ostacolarlo e a rimarcarlo come errore laddove vi imbattiate nel costrutto incriminato. Perché è grammaticalmente innammissibile.

E se la mia parola non è autorevole, beh, vi rimando a quella della linguista Ornella Castellani Pollidori che sul sito dell’Accademia della Crusca analizza dettagliatamente il fenomeno.

Se avete la pazienza di seguire il suo discorso, comprenderete una pericolosa deriva dell’italiano contemporaneo. “Si tratta – sottolinea - di una voga d’origine settentrionale, sbocciata in un linguaggio certo non popolare e probabilmente venato di snobismo (in tal senso è azzeccata l’allusione nel quesito a un uso invalso «tra le classi agiate del Settentrione»). Era fatale che tra i primi a intercettare golosamente l’infelice novità lessicale fossero i conduttori e i giornalisti televisivi, che insieme ai pubblicitari costituiscono le categorie che da qualche decennio - stante  l’estrema  pervasività e l’infinito potere di suggestione (non solo, si badi, sulle classi culturalmente più deboli) del "medium" per antonomasia - governano l’evolversi dell’italiano di consumo.
 Non c’è giorno che dall’audio della televisione non ci arrivino attestazioni del piuttosto che alla moda, spesso ammannito in serie a raffica: «... piuttosto che ... piuttosto che ... piuttosto che ...», oppure «... piuttosto  che ... o ... o ... », e via con le altre combinazioni possibili. Dalla ribalta televisiva il nuovo modulo ha fatto presto a scendere sulle pagine dei giornali: ormai non c’è lettura di quotidiano o di rivista in cui non si abbia occasione d’incontrarlo. E purtroppo la discutibile voga ha cominciato a infiltrarsi anche in usi e scritture a priori insospettabili (d’altra parte, se ha prontamente contagiato gli studenti universitari, come pensare che i docenti, in particolare i meno anziani,  ne restino indenni?)”. 
 

Come sottolineavo in apertura, si tratta di un costrutto inammissibile. Perché in contrasto con la tradizione grammaticale della nostra lingua e con la storia stessa del sintagma (a partire dalle premesse etimologiche); come sottolinea la linguista “la ragione più seria sta nel fatto che un  piuttosto cheo può creare ambiguità sostanziali nella comunicazione, può insomma compromettere la funzione fondamentale del linguaggio”. Tra gli esempi, trovo citati e ripropongo: «È stupefacente riscontrare quanti italiani trentenni e quarantenni popolino le grandi università americane, piuttosto che gli istituti di ricerca e le industrie ad avanzata tecnologia nella Silicon Valley»; naturalmente questo piuttosto che pretende di surrogare la semplice disgiuntiva, ma il lettore non edotto è portato a chiedersi come mai i giovani studiosi italiani sbarcati negli Stati Uniti snobbino per l’appunto i prestigiosi centri di ricerca della Silicon Valley. E ancora: «... di questo passo, saranno gli omosessuali piuttosto che i poveri piuttosto che i neri piuttosto che gli zingari ad essere perseguitati»: frase pronunciata dal noto (e benemerito)  dott. Gino Strada nel corso del Tg3 del 22.1.2002; in questo caso, la prospettiva d’una persecuzione concentrata protervamente sulla prima categoria avrà reso perplesso più di un ascoltatore”. abusivamente equiparato a

Insomma: da questo blog, da queste righe, rilancio una missione: non sono contro i cambiamenti, perché la lingua – ci insegnano i sociolinguisti – è in continua trasformazione e sono i parlanti, più che le grammatiche, a dettarne le regole; pur tuttavia, ci sono casi – e questo ne è uno – in cui il fenomeno stride con altri costrutti ben più radicati. Fermiamolo, finchè siamo in tempo.

Postato da: pasquallido a 00:02 | link | commenti (7) |
costume, le iniziative di pasquallido, il linguista che è in me

martedì, 12 settembre 2006

Gatti, non parole

“Non c’è limite alla vergogna degli schiavi. Il caporale vuole una ragazza da far violentare dal padrone. Questo è il prezzo della manodopera nel cuore della Puglia”
. La racconta Fabrizio Gatti su “L’Espresso” della scorsa settimana: e di retroscena crudi, crudissimi il suo reportage ne svela tanti, in rapida successione. Violenze, angherie, sfruttamento: lì dove gli extracomunitari sono bestie da soma, dove il padrone “dà gli ordini con gli insulti resi celebri dal vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli: ‘Forza bingo bongo’” e dove si configura una vera e propria ‘corsa disumana che premia chi più taglia i costi di produzione’.

Ci sono modi e modi di fare giornalismo: i giornalisti da poltrona pullulano, oggi che Internet ti dà tutto. Lui, Gatti, ha fatto ancora dell’osservazione partecipante il suo cavallo di battaglia: rischiando, per raccontare. Lui c’era, tra gli immigrati, e ha visto. Ben venga, il giornalismo in prima linea. Recuperate quel reportage, in qualche modo, se ancora non l’avete letto: capirete che siamo un paese dove l’inciviltà ancora regna sovrana, soprattutto al sud; e che le inchieste serie e fatte bene, ancora una volta su “L’Espresso”, non sono poi una rarità.

Postato da: pasquallido a 22:34 | link | commenti |
attualità, ciò che succede intorno a pas

domenica, 03 settembre 2006

Estate terza tranche – Avventura svedese, nel verde incontaminato

 

Una casetta di legno, di quelle che – da piccolo – ti fanno immaginare quando ti raccontano le favole. Dentro, ci cammini scalzo perché il parquet rischia di rovinarsi. E tutt’intorno tanto verde, con i cerbiatti ospiti (chissà perché) indesiderati e gli scoiattoli rossi pronti a far capolino. Il mio viaggio in Svezia ha avuto come sfondo quel che si suol dire uno scenario d’incanto, indubbiamente; un sentito grazie a chi ci ha ospitato, Daniel con la sua famiglia. Alloggiavamo a pochi chilometri da Stoccolma, una città moderna costruita sull’acqua dove la mano dell’uomo, pur visibilissima, non ha stravolto un paesaggio incredibilmente bello e dove la natura ha anche il merito di aver creato, girando e rigirando i cromosomi, la donna più bella al mondo. Abbiamo visitato Stoccolma, comprendendo una città multietnica e fredda, originale ed efficiente, apprezzando lo splendido parco di Skansen e quello, immenso, di Djurgarden e frequentando i trafficatissimi locali dello Stureplan, dove vestire bene ed essere maggiorenni è un primo passo per sperare di entrare; abbiamo anche fatto una capatina ad Helsinki, 32 ore di viaggio tra andata e ritorno, trovandola, pur con l’analoga collocazione sul mare, e nel verde, certamente meno affascinante della sua dirimpettaia svedese. E della Svezia conserviamo, oggi, il ricordo del verde intenso dei suoi boschi e dell’azzurro forte del suo cielo, di continuo percorso da nuvole grasse; l’ospitalità squisita (in senso anche letterale) di una famiglia moderna che ho conosciuto appena due anni fa; le numerosissime risate fatte con i miei compagni di viaggio, mio cugino Giovanni e Ramon.

Postato da: pasquallido a 19:33 | link | commenti (4) |
natura, i miei viaggi