A volte bisogna rallegrarsi della propria follia per essere contenti della propria saggezza

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venerdì, 20 ottobre 2006

Ischia versus Napoli

In una piacevole conversazione, qualche giorno fa un tecnico della Rai, in corso Sempione a Milano, mi ha raccontato un aneddoto sul suo indimenticato viaggio ad Ischia, dopo averne tessuto le lodi. Mi ha dunque raccontato di quando, sull'isola, gli fu restituito intatto il portafogli smarrito. Incredulo, promise al suo generoso interlocutore che avrebbe parlato bene ovunque dei napoletani. Promessa che fu stroncata sul nascere da un perentorio "guardi che noi siamo ischitani, non napoletani". La qual cosa, a distanza di un paio d'anni, lo lascia ancora interdetto.

Ho cercato di spiegargli che la distanza tra Ischia e Napoli va ben oltre le diciassette miglia e mezzo che la dividono ed abbraccia differenze cultural antropologiche che affondano le radici nell'insularità di Ischia. Numero uno, dunque: siamo un'isola, e l'identità degli abitanti è evidentemente più forte. Numero due: l'ischitano ha nel tempo maturato una certa ritrosìa (quando non idiosincrasia) verso il napoletano, generata dalla barbara invasione che, a luglio e ad agosto, subisce l'isola da parte dell'orda partenopea, e non certo (o non solo, se preferite) della sua più illustre componente, che pure non manca. Essere defraudati della tranquillità che impera nel resto dell'anno, e poter godere solo parzialmente delle proprie risorse, non deve essere andato a genio all'ischitano, che pure non sembra curarsi - in quanto ad affittanze - di selezionare bene l'utenza. Il tutto ingigantito dalla cugina Capri, che fa turismo d'elite e selezionato, mentre ad Ischia si trasferisce il popolino, che deve pur aver diritto alle sue vacanze, per carità.

Insomma, la distanza culturale tra Ischia e Napoli è ancora tangibile, nonostante la globalizzazione incalzante: l'insularità ed una storia recente evidentemente diversa hanno mantenuto netto il confine tra ischitani e napoletani. Così, un ischitano non si dirà mai napoletano, mentre ho sentito dirsi leccese gente di Leuca, che dal capoluogo disterà un bel po' di chilometri.

A questo punto, ho scorto un evidente cenno di assenso, nel mio interlocutore.

Postato da: pasquallido a 18:16 | link | commenti (2) |
ciò che succede intorno a pas, ischia mon amour

martedì, 17 ottobre 2006

Dei delitti e delle pene

E ora come dirglielo, pensiamoci, ai tanti marcocommitante dei quali è costellata la nostra felice adolescenza, 'mastini' dei campi da calcetto, quelli - tanto per intenderci - che ringhiavano con ferocia sulle tue caviglie anche se, in fondo, i pali delle porte erano due bombole di gas svuotate e il fallo laterale era segnato da una linea invisibile ed arbitraria? Già, quando vigeva l'inganno della più inverosimile delle regole, 'gol o rigore' (come dire, il gol è dubbio, hai ragione, ma come la risolviamo? io qualcosa devo guadagnarci) e quando le pause interminabile erano quelle per recuperare i palloni in dirupi ai confini del mondo.

Ora si svegliano un mattino e decidono - orrore - che bisogna calmarsi un pochino. Risparmiarsi, insomma. Leggo e ripropongo: "La Cassazione avverte che non farà sconti di pena a chi, giocando a calcetto con gli amici in incontri del tutto amatoriali, procura lesioni all'avversario come se stesse giocando una partita decisiva di campionato. In particolare la Suprema Corte - con la sentenza 33577 della IV Sezione Penale - ha confermato la condanna per lesioni colpose gravi e la multa di 200 euro nei confronti di un ragazzo di Trapani, Giovanni G., che aveva rotto entrambi i legamenti rotulei delle ginocchia di un amico durante un incontro di calcetto improvvisato sulla spiaggia. Giovanni, con una "entrata in scivolata" di "estrema irruenza e violenza" aveva mandato a terra Giuseppe V. provocandogli la rottura bilaterale dei tendini di tutte e due le ginocchia".

Tranquilli, non è un provvedimento retroattivo e dunque il takle su De Siano che mi è valso, qualche settimana fa, l'etichetta di assassino resterà irrimediabilmente impunito. E con lui tutti quelli che, come il mio amico Marco, hanno alle spalle un'adolescenza di entrate da dietro e gomiti alti (sia detto con affetto, amico caro).

Ma il problema è di carattere generale e prende le mosse dagli innumerevoli "allora amm'a jucà a fa male?" che hanno dato il là a contese accese ai limiti della battaglia, con la spiaggia dei Pescatori pronta a trasformarsi in un'arena da gladiatori e la rissa, non neghiamolo, è sempre stata dietro l'angolo. Giocare a calcetto, dalle mie parti, è sempre stato pericolosamente eccitante, soprattutto tra i 14 e i 18 anni, prima che un ineffabile senso di quiete decubertiniana prendesse il posto dell'orgoglio da scugnizzo regolato sulle frequenze del 'vincere a tutti i costi'. Ecco, quelle battaglie restino intoccabili, neppure scalfite - nell'immaginario della nostra carriera di aspiranti calciatori in erba (quella sudicia del campetto di San Ciro, mista a fango) dai recenti richiami all'ordine.

Postato da: pasquallido a 18:07 | link | commenti (6) |
costume, il mondo di pasquallido, pasquallido e humour

mercoledì, 11 ottobre 2006

Vergogna

La Rai - causa pubblicità - ci taglia l'inno nazionale. Andiamo bene. E poi condanniamo i giocatori, quando non lo cantano.

Postato da: pasquallido a 18:58 | link | commenti |
tv talking

sabato, 07 ottobre 2006

Niffoi e la sua Sardegna

Crudo, Niffoi. Ho appena finito di leggere "Cristolu", che tratteggia la storia di un frate condotto dalla tragicità della vita alla banditanza, tuttavia una storia di speranza perchè dal suo martirio nasce la convinzione che non ci si debba adeguare necessariamente alla legge del più forte.

La penna di Niffoi è sempre affascinante, perchè regala immagini con una prosa semplice, a tratti popolare, zeppa di regionalismi linguistici e non avara di dettagli crudi, a tratti perturbanti: i personaggi quasi ti sembra di vederli, grazie alle minuziose descrizioni che rendono al meglio i volti e i riti della Sardegna.

Ecco, Niffoi ti porta per mano nei meandri di questa regione così lontana a noi continentali per coglierne la quintessenza, più e meglio di come si farebbe con cento guide turistiche. Dopo "La leggenda di Redenta Tiria", che pure mostrava chiaramente la nascita della speranza nel tragico che più tragico non si può (con gli abitanti di Abacrasta accomunati dallo stesso destino, piegarsi al dettame della Voce e suicidarsi, uno dopo l'altro), ho dunque letto "Cristolu" e mi avvicinerò a "La vedova scalza", che ha dato la notorietà allo scrittore sardo. 

Postato da: pasquallido a 23:17 | link | commenti (3) |

mercoledì, 04 ottobre 2006

 Della Tommasi e di tutti gli altri ...Bocconi

Al mio risveglio torinese di stamattina, dopo l'abbondante colazione del NatCafè, sono stato bombardato da lei. Ad ogni angolo di Via Po, le sue gigantografie catturavano l'occhio. Ai semafori, gli ingorghi avevano tutti una semplice spiegazione: Sara Tommasi. I totem del nuovo calendario di Max (tutto esaurito in pochi giorni, scommettiamo?) hanno riempito Torino, dunque. Le sue tette ci hanno rapito. Ma io volevo capire qualcosa in più di questa ragazza che zompetta da un reality all'altro e che il mio amico Gianpiero mi aveva detto, tempo fa, sua compagna di corso alla Bocconi.

Mi sono allora imbattuto in una sua intervista, per penetrare (fuor di metafora, per carità: la mia Sara è nei paraggi) nell'universo-Sara Tommasi. Ed ho capito, bontà sua e del suo attento intervistatore, tante cose.

Ho capito, per esempio, che "più desideri il successo, più il fidanzato non riesce a essere quello della porta accanto". Ipse dixit. E allora pazienza, farò le mie scelte.

Ho capito anche che la Sara Tommasi si considera «un prodotto da vendere nel mercato dello showbusiness», cosa che mi sembra anche abbastanza centrata - a ben vedere - purchè non ci vengano più a parlare di femminismo e di mercificazione del corpo della donna, se una laureata con 105 alla Bocconi parla, senza giri di parole, di prostituzione intelligente.

Ho capito che se non sfonda con lo spettacolo, farà giornalismo, la Tommasi. E forse sfonderà anche lì, perchè - dopo tutto - è bella bella, e aiuta (vero, Gregoraci?). E che sua mamma, che dice “A me sembra che ti sei fatta togliere le mutande da tutta Italia e basta” , sarà anche ingenua, ma un po' c'ha ragione.

Ho capito tante cose, e ne capirete altrettanto voi, leggendo l'intervista della cinica Sara da Terni. Ma ho capito anche che, che lo compri o no il calendario, la Tommasi è una gran bella figliola e la prima a capirlo (e giù con la storia che tira più più un pelo...), Bocconi o non Bocconi, è stata proprio lei.

Postato da: pasquallido a 21:25 | link | commenti (6) |
attualità, pasquallido e humour