Assenza giustificata, dal mio blog. A volte la vita sembra subire accelerazioni improvvise, dopo fasi di stanca; così, nel giro di una settimana, anzi di un paio di giorni, mi sono trovato con un nuovo lavoro ed una nuova casa, a Torino. Ho il privilegio di svegliarmi al mattino con la voglia di andare a lavoro, nel mio service editoriale dove ci occupiamo di un prodotto che uscirà con "Repubblica": i ritmi sono forsennati, ma l'ambiente è stimolante e giovanile. Va benissimo così, per ora. Mi spiace aver lasciato gli amici di "Tv Talk", per ora: è stata un'esperienza che mi ha fatto crescere, vivendo dall'interno la Televisione, quella con la 't' maiuscola.
Dunque, dopo aver accarezzato l'idea di tornare sull'isoletta, mi ritrovo nella Torino gelida di inizio novembre, e per la prima volta la condizione non è quella di studente universitario ma di lavoratore. Il passaggio non è stato assolutamente traumatico, nè la retorica intorno al primo giorno di lavoro ha pervaso il mio approccio con la nuova occupazione. Tutto frizzante, certo; ma la vita, che ha assunto certo ritmi nuovi e più frenetici, non ne esce rivoluzionata.
Intanto, a Napoli è ancora putiferio. Ho scritto tanto su questa città che non sa come rialzarsi, e forse non vuole neanche farlo. La cronaca si diverte a cadenzare le ondate di violenza, di modo che i media se ne occupino a intervalli regolari di sei-sette mesi. Il problema, tuttavia, non sono tanto (o meglio, non sono solo) i tot omicidi in tot giorni, quanto la snervante quotidianità in una città che non offre e non ha stimoli. Lassismo e rassegnazione sono un cancro la cui metastasi si è impadronita da anni di tutto il corpo di Napoli. Chiudo qui, per ora. Poi, leggetevi questo pezzo di Stella, qualora non l'abbiate ancora fatto.