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domenica, 12 novembre 2006

Essere ricordati, lasciare il segno. Le centinaia e centinaia di biografie (piccole, grandi, più o meno significanti, più o meno delicate) nelle quali mi imbatto, ogni giorno, a lavoro mi aprono la mente verso quello che è, forse, il più agognato dei desideri umani: e allora sorrido di fronte ad un musicista e fisico, tale Appun Anton, o ad un medico e scrittore satirico, tal Arbuthnot, testimonianza di come la cultura ci abbia portati, oggi, a linee classificatorie molto più nette che in passato. Essere ricordati: non v'è una formula, nè una precisa linea di demarcazione che divide l'anonimato dalla fama. A volte capita che l'uomo comune faccia qualcosa di talmente importante da meritarsi un posto nella storia; e pensi, invece, che il dimenticatoio sarebbe il posto ideale per chi ha fatto qualcosa per non esser dimenticato, ma in negativo. Ma siamo quello che siamo per i Nobel come per gli Hitler: e ricordare con implicita ammirazione i primi non è meno importante di ricordare, con consapevolezza storica, i secondi.   

Postato da: pasquallido a 19:36 | link | commenti |
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