A volte bisogna rallegrarsi della propria follia per essere contenti della propria saggezza

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Heracleum blog & web tools
martedì, 08 maggio 2007

Fotografo, ergo pericoloso sum

Stiano attenti, gli aspiranti fotografi sull'isola d'Ischia. Perche' potranno essere bravi e spinti dallo spirito d'iniziativa e avventurarsi nei sentieri piu' nascosti della splendida isola verde, ma dovranno fare i conti con loro. Gli autoctoni. Che, quasi fossero cani da guardia addestrati all'uopo, sentono l'odore delle macchine fotografiche e, dalle loro ville semi (o senza il semi) abusive, escono con fare indagatorio. Ti guardano. E si chiedono, ti chiedono. L'idea che loschi individui si addentrino nell'Ischia nascosta con tanto di apparecchio, beh, non li manda in visibilio.

Ischia e' anche questa. Andiamo in giro a far fotografie, e la gente esce dalle case abusive, guardinga. Potresti star fotografando qualcosa che, chissa', ieri non c'era. E allora, meglio che giri alla larga. E se dai l'impressione di essere un turista, beh, allora meglio dirti che questa stradina e' una via cieca. Tu, che cieco non lo sei, intravedi l'impero del mattone deturpare il tuo paradiso. E loro, fare la guardia. Patetici.

E' anche questa Ischia. E mi dispiace.

 

 

Postato da: pasquallido a 21:50 | link | commenti (2) |
ciò che succede intorno a pas, le iniziative di pasquallido

venerdì, 13 aprile 2007

Sei mesi di lavoro, anche duro. E ti accorgi che hai meno tempo per te e gli altri. E per il blog, chiaramente. Un bel periodo, comunque. Contratto a progetto, of course. E allora, rieccoci qui. E il punto interrogativa che aleggia inquietante alle nostre spalle? Beh, facciamoci l'abitudine.

Non e' mica un problema, del resto, non poter pianificare la propria vita a 360 gradi? No, non lo e'. Ma non mi si venga a parlare dei problemi delle commesse e dei lavoratori stagionali, perchè se non arriva la gratificazione per chi studia, beh, allora nel sistema c'è qualcosa di piu' fondamentale che viene a mancare.

E allora: diritto delle aziende assumere a tempo determinato o a progetto. Pero c'e' qualcosa che non va quando viene meno, sul mercato, l'attenzione alla risorsa interna, proprio perche questa e' fisiologicamente volatile; e' allora che diventa maledettamente fallato il sistema.

C'e' qualcosa che non va quando una casa editrice che si chiama Zadig approfitta di un bando e di una borsa di studio finanziata da un ente esterno per promuovere uno stagista interno, dopo accurata selezione alla quale chi scrive e' malauguratamente (quanto casualmente) arrivato secondo.

Parentesi autobiografica chiusa. Avrei voluto scrivere, a fine anno, che delle 10 cose che chiedevo al 2006 (blog docet) una buona parte si e' realizzata. Mi sono laureato, ho viaggiato, ho trovato (temporaneamente) lavoro. Eppoi l'Ischia e' salita in D (a proposito, gran campionato!), Berlusconi ha perso le elezioni. E ho visto, intorno, tanti sorrisi. Molti dei quali sinceri. Ce n'e' abbastanza per accontentarsi, no?

Postato da: pasquallido a 14:57 | link | commenti (1) |
ciò che succede intorno a pas, il mondo di pasquallido

domenica, 19 novembre 2006

mESSEngeR o non mESSEngeR,

questo è il problema

 



Siamo diventati tutti, direi irrimediabilmente, schiavi di Messenger. Comunichiamo sempre più al computer, anche se il telefono non ci costa (come quand’ero in collegio, per le telefonate interne, e preferivamo scriverci piuttosto che telefonarci da una camera all’altra) e anche se, in ufficio, siamo distanti dieci metri uno dall’altro. Cambia il costume, e allora sia benedetto questo ormai diffusissimo mezzo di comunicazione sincrono che mi fa sentire vicino ai miei amici di tutto il mondo. Poi succede che, conosciuto il mezzo, ci si smalizi, si blocchi il contatto che ti tormenta o quello che ti prende in giro per il pareggio della Juve con l’Albinoleffe, si imponga lo stato ‘invisibile’ in attesa che arrivi il contatto da baccagliare (virtualmente, of course). La moda è dilagante, il mezzo (quasi) uno status symbol. E la versione del MSN di Moggi con i contatti ‘sospetti’ (e di questi, qualcuno strategicamente bloccato) ci ha fatto sorridere. E accade che il nick di Messenger, o ancor di più l’occhiello che l’accompagna, sia una sorta di biglietto da visita, rendendo partecipi i tuoi contatti di quanto tu voglia quotidianamente condividere (mai, però, sostituire del tutto il proprio nome: capire chi sia Tornato dal viaggio a Caltanissetta potrebbe sennò essere impresa ardua). Ecco, allora, che si delineano più figure, a seconda dell’utilizzo che si fa del nick.

I CRIPTICI sono quelli che su MSN si presentano con nick incomprensibili ai più, nel malcelato tentativo che quella frase oscura a tutti i contatti porti, in fondo, a chiedere lumi. Egocentrismo spiccato, inutile dirlo: a volte si rivolgono ad una lingua straniera per accentuare la cripticità del messaggio. Salvo poi svelarne ogni più intimo risvolto alla prima richiesta di delucidazione.

GLI ADOLESCENZIALI, al contrario, utilizzano MSN alla stregua del vecchio diario delle medie, accompagnando il nick all’evento del giorno e, quel che più conta, all’emozione che l’accompagna. Capita allora di imbatterci in un “In ansia per l’esame di domani” , in un “Che bello, fra poco arriva Natale” o in un “Sto partendo per un lungo viaggio che non è Barcellona” dei quali faremmo volentieri tutti un po’ a meno.

I MONOCORDE, invece, tendono a portare avanti, sul nick, un unico tema, per esempio le vicissitudini della propria squadra del cuore o gli aggiornamenti apportati al proprio blog, o la crescita del proprio cagnolino.

I NO GLOBAL di MSN, che utilizzano il servizio solo quando è strettamente necessario per risparmiare i 15 centesimi dell’SMS, adoperano un nick scarno ed essenziale, spesso col nome (al massimo abbreviato, guai perderci un minuto in più).

I FANATICI, per i quali la vita reale è soltanto una delle finestre del Messenger, spesso trascurata, meditano a lungo il nick da proporre, scegliendolo spesso dopo nottate insonni.

I WORDS PLAYER, dei quali faccio sporadicamente (e con  risultati non sempre convincenti) parte, esprimono la propria comicità di parola attraverso il nick di MSN.

I PETTEGOLI, invece, propongono nick che riguardano sempre e solo i propri amici, diffondendone le novità (evidentemente sempre all’insaputa di questi).

E’ evidente che, dopo questo post, almeno metà dei miei contatti mi bloccherà. E non è detto che, in fondo, sia stata, questa, la molla che mi ha spinto a scriverlo.

Postato da: pasquallido a 18:44 | link | commenti (7) |
costume, ciò che succede intorno a pas, pasquallido e humour

sabato, 04 novembre 2006

A volte ritornano. A volte rimangono.


Assenza giustificata, dal mio blog. A volte la vita sembra subire accelerazioni improvvise, dopo fasi di stanca; così, nel giro di una settimana, anzi di un paio di giorni, mi sono trovato con un nuovo lavoro ed una nuova casa, a Torino. Ho il privilegio di svegliarmi al mattino con la voglia di andare a lavoro, nel mio service editoriale dove ci occupiamo di un prodotto che uscirà con "Repubblica": i ritmi sono forsennati, ma l'ambiente è stimolante e giovanile. Va benissimo così, per ora. Mi spiace aver lasciato gli amici di "Tv Talk", per ora: è stata un'esperienza che mi ha fatto crescere, vivendo dall'interno la Televisione, quella con la 't' maiuscola.

Dunque, dopo aver accarezzato l'idea di tornare sull'isoletta, mi ritrovo nella Torino gelida di inizio novembre, e per la prima volta la condizione non è quella di studente universitario ma di lavoratore. Il passaggio non è stato assolutamente traumatico, nè la retorica intorno al primo giorno di lavoro ha pervaso il mio approccio con la nuova occupazione. Tutto frizzante, certo; ma la vita, che ha assunto certo ritmi nuovi e più frenetici, non ne esce rivoluzionata.

Intanto, a Napoli è ancora putiferio. Ho scritto tanto su questa città che non sa come rialzarsi, e forse non vuole neanche farlo. La cronaca si diverte a cadenzare le ondate di violenza, di modo che i media se ne occupino a intervalli regolari di sei-sette mesi. Il problema, tuttavia, non sono tanto (o meglio, non sono solo) i tot omicidi in tot giorni, quanto la snervante quotidianità in una città che non offre e non ha stimoli. Lassismo e rassegnazione sono un cancro la cui metastasi si è impadronita da anni di tutto il corpo di Napoli. Chiudo qui, per ora. Poi, leggetevi questo pezzo di Stella, qualora non l'abbiate ancora fatto.

Postato da: pasquallido a 11:30 | link | commenti (2) |
ciò che succede intorno a pas, il mondo di pasquallido

venerdì, 20 ottobre 2006

Ischia versus Napoli

In una piacevole conversazione, qualche giorno fa un tecnico della Rai, in corso Sempione a Milano, mi ha raccontato un aneddoto sul suo indimenticato viaggio ad Ischia, dopo averne tessuto le lodi. Mi ha dunque raccontato di quando, sull'isola, gli fu restituito intatto il portafogli smarrito. Incredulo, promise al suo generoso interlocutore che avrebbe parlato bene ovunque dei napoletani. Promessa che fu stroncata sul nascere da un perentorio "guardi che noi siamo ischitani, non napoletani". La qual cosa, a distanza di un paio d'anni, lo lascia ancora interdetto.

Ho cercato di spiegargli che la distanza tra Ischia e Napoli va ben oltre le diciassette miglia e mezzo che la dividono ed abbraccia differenze cultural antropologiche che affondano le radici nell'insularità di Ischia. Numero uno, dunque: siamo un'isola, e l'identità degli abitanti è evidentemente più forte. Numero due: l'ischitano ha nel tempo maturato una certa ritrosìa (quando non idiosincrasia) verso il napoletano, generata dalla barbara invasione che, a luglio e ad agosto, subisce l'isola da parte dell'orda partenopea, e non certo (o non solo, se preferite) della sua più illustre componente, che pure non manca. Essere defraudati della tranquillità che impera nel resto dell'anno, e poter godere solo parzialmente delle proprie risorse, non deve essere andato a genio all'ischitano, che pure non sembra curarsi - in quanto ad affittanze - di selezionare bene l'utenza. Il tutto ingigantito dalla cugina Capri, che fa turismo d'elite e selezionato, mentre ad Ischia si trasferisce il popolino, che deve pur aver diritto alle sue vacanze, per carità.

Insomma, la distanza culturale tra Ischia e Napoli è ancora tangibile, nonostante la globalizzazione incalzante: l'insularità ed una storia recente evidentemente diversa hanno mantenuto netto il confine tra ischitani e napoletani. Così, un ischitano non si dirà mai napoletano, mentre ho sentito dirsi leccese gente di Leuca, che dal capoluogo disterà un bel po' di chilometri.

A questo punto, ho scorto un evidente cenno di assenso, nel mio interlocutore.

Postato da: pasquallido a 18:16 | link | commenti (2) |
ciò che succede intorno a pas, ischia mon amour

sabato, 23 settembre 2006

Di nuovo Juve, di nuovo passione

Sono tornato allo stadio, oggi, e l'ho fatto - casualmente - tra la gente e non in quell'elitario e privilegiato recinto della tribuna stampa. Nell'Olimpico che trasmette calore, al centro della città e non nella sua estrema periferia, ho definitivamente accantonato la freddezza nei confronti della nuova Juve e di quanto le orbiti intorno per riabbracciare del tutto quei colori, io e i trentamila che hanno gremito il nuovo impianto, per il 4-0 col Modena. Più forte di tutto e tutti, il legame per la tua squadra. Non c'è scandalo, personaggio, evento che tenga: riemozionarti davanti a quei colori - perchè lo stadio è e resta un'altra cosa, cari pantofolai dell'era Sky - è qualcosa di spontaneo, ingovernabile. C'è poesia, nel calcio: un peccato non riuscire a vederla, un delitto cercare di oscurarla.

Postato da: pasquallido a 20:02 | link | commenti (6) |
ciò che succede intorno a pas, calcio e simili

martedì, 12 settembre 2006

Gatti, non parole

“Non c’è limite alla vergogna degli schiavi. Il caporale vuole una ragazza da far violentare dal padrone. Questo è il prezzo della manodopera nel cuore della Puglia”
. La racconta Fabrizio Gatti su “L’Espresso” della scorsa settimana: e di retroscena crudi, crudissimi il suo reportage ne svela tanti, in rapida successione. Violenze, angherie, sfruttamento: lì dove gli extracomunitari sono bestie da soma, dove il padrone “dà gli ordini con gli insulti resi celebri dal vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli: ‘Forza bingo bongo’” e dove si configura una vera e propria ‘corsa disumana che premia chi più taglia i costi di produzione’.

Ci sono modi e modi di fare giornalismo: i giornalisti da poltrona pullulano, oggi che Internet ti dà tutto. Lui, Gatti, ha fatto ancora dell’osservazione partecipante il suo cavallo di battaglia: rischiando, per raccontare. Lui c’era, tra gli immigrati, e ha visto. Ben venga, il giornalismo in prima linea. Recuperate quel reportage, in qualche modo, se ancora non l’avete letto: capirete che siamo un paese dove l’inciviltà ancora regna sovrana, soprattutto al sud; e che le inchieste serie e fatte bene, ancora una volta su “L’Espresso”, non sono poi una rarità.

Postato da: pasquallido a 22:34 | link | commenti |
attualità, ciò che succede intorno a pas

giovedì, 31 agosto 2006

 Storie di napoletana follia

E’ un mondo a sé, Napoli, e esservi catapultato dopo la paradisiaca parentesi sarda non fa che ingigantirne i contorni. Impietosamente. “A quegli americani – mi racconta il tassista nella diffusissima mistura di italiano e dialetto – ‘o collega r’u mio ce ha kjesto vinticinche euro a per’ono. Questi ci portano i soldi, è giusto accussì”. Venticinque euro per un percorso da nove e cinquanta. Che, nel mio caso, diventano dieci perché, ricevuta la banconota da dieci, il mio interlocutore è ironicamente generoso: “Nun te prioccupà, apposto così”. Mi tranquillizzo.

Il più delle volte non si rivela sottilmente pericolosa la linea di demarcazione tra l’arte di essere napoletani (con le virtù di un popolo amabilmente ironico, capace di arrangiarsi, ospitale) e l’arroganza di ‘sentirsi’ napoletani. A Napoli un tassista si tiene i cinquanta centesimi di resto e ti dice di non preoccuparti. A Napoli un tassista tesse le lodi del collega furbo. A Napoli i furbi assurgono al ruolo di dominatori incontrastati della città. A Napoli non sopravvivi, se non sei furbo e te ne vanti.

Il degrado di una via che attraversa la centralissima Piazza Garibaldi, la stazione della quale tutta Italia dovrebbe vergognarsi, mi colpisce di nuovo, come era successo all’andata: materassi, sporcizia, spazzatura. L’ingenuo interrogativo “in dieci giorni è rimasto tutto così?” dà ispirazione al mio tassista: “No, hanno pure pulito. Ma hanno fatto a ttiempo a fa turnà tutto come prima”. La normalità è il degrado, la pulizia un’illusoria ed effimera parentesi.

Questo, più di tutto, mi mortifica: la rassegnazione. Se attraversi Napoli e a sporcizia e degrado non presti più neanche attenzione, vuol dire che la via d’uscita è lontana. Terribilmente lontana.

(Ho scritto questo post una decina di giorni fa, lo pubblico solo ora causa viaggio in Svezia).

Postato da: pasquallido a 14:41 | link | commenti (2) |
i miei viaggi, attualità, ciò che succede intorno a pas

lunedì, 21 agosto 2006

Estate - Seconda tranche

Un ‘pieno’ della vera Sardegna

 

Lo status di turista è un’etichetta estremamente eterogenea che ingloba, al suo interno, tanto il play boy da spiaggia che si alza alla mezza dopo una notte brava quanto chi la meta delle sue vacanze aspira anche a conoscerla.

Con la Sardegna è stato un amore a prima vista, come avevo sottolineato con trasporto in un post dell’estate scorsa. E’ che, forse, per imparare ad amare un luogo, una regione, entrarci per davvero – attraverso chi sul serio lo conosce – rimane il modo ideale.

E così, dopo l’approccio dello scorso anno, sono tornato in terra sarda con l’ambizione di farla ancor più mia: quell’impareggiabile mix di spiagge da sogno e natura incontaminata, sul romantico sfondo di una storia d’amore, erano del resto un viatico eccezionale.

Ho apprezzato l’ospitalità di gente spontanea che vive con naturalezza il graduale passaggio dalla pastorizia e dall’agricoltura alla società del 2000 conservando fieramente l’orgoglio per le proprie radici: ti offrono non per offrire, ma perché vogliono condividere i sapori della propria terra. E non puoi rifiutare un cibo che sa di cibo, lontano dal preconfezionato cui – volente o nolente – ti sei abituato. Sale il tasso alcolico, di mirto in mirto; anche la birra non è birra, ma è rigorosamente “Ichnusa” e la sponsorizzano – tanto per intenderci - non con la biondona di turno ma con un nuraghe a mo’ di boccale.

Ho letto Salvatore Niffoi (e ne riparlerò) e rivisto nelle sue pagine, scritte con una semplicità cristallina, i colori, i sapori e i personaggi di una Sardegna che non è quella costruita con pur lodevole maestria dall’Aga Khan e tenuta d’occhio con estrema costanza dalle telecamere di “Studio Aperto” in cerca dei soliti flirt estivi che tanto ci interessano; è la Sardegna che doveva essere qualche anno fa, nei suoi libri, ma è anche la Sardegna che vedi, che intuisci, che assaggi entrando nelle case della gente.

La natura, poi: pecore ovunque, quattro per abitante; tartarughe che fanno capolino nel giardino; ricci; delfini, anche. E imbarazzato assisti ai discorsi di autoctoni che condannano l’abusivismo, tu che lo cerchi in giro e non lo trovi, abituato a pugni nell’occhio che fanno male e uccidono; non li avverti nemmeno, i leggeri buffetti che a loro fanno tanto infuriare.

 

Puoi vederla così, la Sardegna, macinando chilometri all’interno e fermandoti davanti ad un olivastro che quando a Betlemme nasceva Qualcuno aveva già i suoi bravi milleottocento anni.

O puoi vederla come l’esercito nel quale mi imbatto nell’affollatissima Tirrenia che mi ci porta via: abbronzati (come me, tsk) e fieri di aver preso parte al teatrino della Porto Cervo ferragostana, marionette – loro – di uno spettacolo che va in scena di anno in anno e nel quale conta salirvi, sul palcoscenico, per mettere in mostra. E chi più mette in mostra, più sorride. Ben venga la tassa sul lusso, allora: verrà il momento in cui, accanto ai mega-yacht, ostenteranno fieri anche la ricevuta della tassa pagata senza batter ciglio.

Io, se permettete, mi godo la ‘mia’ Sardegna.

Postato da: pasquallido a 16:08 | link | commenti (10) |
natura, i miei viaggi, costume, ciò che succede intorno a pas, gli scatti di pasquallido, sardegna for ever

domenica, 18 giugno 2006

Quando Razzi fa rima con c...

Chissà cosa deve aver pensato, quel bambino dagli occhi vispissimi, in prima fila in via Po, al passaggio dei due trans brasiliani che, sulle note di Cacao Meravigliao, sculettavano con un sorriso a trentadue denti.
Io, con i miei 22 anni di vantaggio e un pizzico di malizia in più, dall'alto del balcone che dava su Gay Pride torinese, dissimulavo un pizzico di (sano) imbarazzo rispondendo con un cenno a quanti (loro sì, con tanta malizia) mi strizzavano l'occhio dal corteo, con tanto di sguardi languidi. E' il giorno del Gay Pride, ed è il dazio da pagare alla mia curiosità.
Considerazioni. Uno: non avrei tenuto in braccio il mio poppante con la disinvoltura con cui lo faceva il genitore di Via Po, esponendolo ad una dozzina di tette al vento (qualcuna finta, qualcuna vera). Due: è stata una festa, bella, vivace, in cui si è trasmessa la voglia (legittima) di libertà. Le provocazioni ci stanno. Ma mi perdoneranno gli attivisti se ho storto e storco naso e bocca allo striscione "Caro Razzy, lo vuoi capire che ci piacciono i cazzi". Tre: aria di libertà e libero arbitrio, la respiriamo. Innegabilmente. Non siamo (ancora) pronti a vedere effusioni ostentate tra gay in pubblico. Io non lo sono, almeno. Lo saremo. Lo sarà (credo) il bambino che a due anni assisteva, divertito, al gay pride torinese. Vedendo sculettare i due trans brasiliani.

Postato da: pasquallido a 23:34 | link | commenti (6) |
costume, ciò che succede intorno a pas

sabato, 17 giugno 2006

Forza Italia, anche stasera

Sublime Verdelli sulla Gazzetta, oggi. Leggete e condividetene tutti.

Postato da: pasquallido a 15:17 | link | commenti |
berluscomico, ciò che succede intorno a pas, calcio e simili

martedì, 13 giugno 2006

La bocca vibrante
Si infittisce, intanto, il numero di coloro che accedono al mio blog, accidentalmente, inserendo sui motori di ricerca "bocca vibrante". Con l'augurio che non rimangano irrimediabilmente delusi, colgo l'occasione per salutarli con affetto.

Postato da: pasquallido a 21:58 | link | commenti (2) |
ciò che succede intorno a pas, pasquallido e humour

venerdì, 12 maggio 2006

Quando l'italiano viaggia...

Parliamoci chiaro. Se vi sentite penalizzati - come me - dal fatto che l'immagine degli italiani in viaggio all'estero sia drammaticamente compromessa (e a ragione) a causa dell'italiano medio spaccone e tamarro, con gli occhiali da sole anche di sera ed il suo delirio di onnipotenza che gli consente di sfoggiare inusitata sicurezza in patetici tentativi di abbordaggio e l'illusione che l'italiano (inteso come lingua) sia un Esperanto; se provate persino imbarazzo in terra estera quando gli autoctoni storcono il naso di fronte all'avanzata arrembante dei soliti italiani; se odiate i luoghi comuni ma pensate che, in fondo, nascondano sempre un briciolo di verità; beh, allora - cari miei - è il caso di rimboccarci le maniche.
E' in fase di decollo, da un'idea partorita a Praga mentre una scolaresca siciliana importunava ogni cosa respirasse nel giro di tre chilometri tre, il COMITATO PER IL RECUPERO DELLA CREDIBILITA' DEGLI ITALIANI IN VIAGGIO. Dimostreremo che a Barcellona si va anche per vedere la Sagrada Familia, che a Praga visitare la Chiesa di Tyn non è un optional e che - nonostante tutto e tutti - rimaniamo un paese di poeti, santi e navigatori. Aspetto paziente adesioni, Severgnini compreso.
(postate foto ceke su raicaldo.splinder.com)

Postato da: pasquallido a 22:31 | link | commenti (2) |
i miei viaggi, costume, ciò che succede intorno a pas

lunedì, 01 maggio 2006

IL DISASTRO
L'obiettivo della mia amica e compaesana Rosanna sul disastro di Ischia. Perchè non si dimentichino cause ed effetti della tragedia.







Con parole sue
Tante righe, su tutti i principali giornali. Servizi toccanti, solo qualcuno mostra l'acume di chi ha veramente capito l'isola e la tragedia. Che - inutile sottolinearlo - ne esce con le ossa rotta, malgrado i salti mortali retorici del sindaco Brandi.
Tra tutti, Simonetta Robiony su "La Stampa".

"Ma Ischia è fatta anche dagli ischitani, gente che s'è vista piovere addosso quest'improvvisa ricchezza, che ha cercato di sfruttarla aggiungendo stanzette e stanzone alle loro "casaroppole" per affittarle d'estate. Senza badare ai canaloni dentro i quali corre l'acqua piovana, senza ricordarsi che il tufo è materiale friabile, senza tenere a mente che le fondamenta devono essere profonde per dar solidità e che sotto l'Epomeo è meglio non costruire perchè la montagna frana.
[...] A Ischia regna l'abusivismo. Ma mentre il grande abusivismo, quello degli hotel a 5 stelle, può permettersi investimenti a garanzia della sicurezza, il piccolo abusivismo dell'impiegato comunale che ha allargato la casetta mattone su mattone facendosi aiutare dai vicini, non offre nessuna garanza. E alla prima pioggia può crollare".

Centrato in pieno.

Postato da: pasquallido a 14:07 | link | commenti (5) |
attualità, ciò che succede intorno a pas, ischia mon amour

domenica, 30 aprile 2006

 E' un giorno di lutto e di dolore per la comunità ischitana, raggelata da morti assurde e dalla potenza devastante della natura. Ma, ancor di più, dalla presuntuosa pretesa di poterla mortificare, la natura, attraverso la mano dell'uomo, spesso incurante degli effetti cui va incontro pur di rispondere al martellante imperativo di 'costruire. Abbiamo scritto, con l'amico Gianpiero, queste righe, inviandole ai giornali.

Tragedia di Ischia: al bando l’ipocrisia

Non c’è sorpresa. Almeno per chi come noi  l’isola d’Ischia la vive. Sulla tragedia di ieri incide la fatalità, certo, ma – ipocrisie a parte – non si può negare che il tutto rientri nell’ordine del possibile, dell’atteso addirittura.

E’ noto da tempo che la piaga dell’abusivismo edilizio, oppressivo e spregiudicato sul territorio, prima o poi avrebbe finito col ritorcersi contro: quanto abbia inciso la mano incurante dell’uomo, lo si stabilirà in questi giorni.

Certo è che l’isola d’Ischia è un patrimonio immenso, un posto di sublime bellezza lasciato da troppi anni ad un destino segnato dalle casette cubiche innalzate frettolosamente nella notte e dagli scheletri di cemento armato mai completati e destinati a far parte del arredo urbano per decenni, fin quando una legislazione frettolosa e sprecona non decida di ferire ancora l’isola, una seconda volta, con un condono edilizio. E’ questa la fine della nostra isola? Per quanti anni vedremo ancora le istituzioni tacere davanti a scempi quasi quotidiani che vengono commessi sotto gli occhi indifferenti di una popolazione troppo spesso omertosa e accomodante? Tutti lo sanno. Ad Ischia il divieto diventa consuetudine con una facilità imbarazzante…ed ecco che chi possiede anche un minuscolo terreno,  pochi metri quadrati, vede già la possibilità di ricavarne una palazzina a due piani dalle dubbie qualità architettoniche e strutturali con evidenti ripercussioni tra l’altro sull’immagine dell’isola che sappiamo dipendere soprattutto dal turismo.  Ci chiediamo (e speriamo che questo serva quanto meno da spunto di riflessione) per quanto tempo ancora la speculazione edilizia continuerà ad essere una regola per gli ischitani. Per quanto tempo ancora le istituzioni politiche chiuderanno gli occhi su tutti questi scempi urbanistici? Quante case verranno ancora sotterrate dal fango delle colline e dal fango dell’ignoranza?


 

Postato da: pasquallido a 17:05 | link | commenti (12) |
attualità, ciò che succede intorno a pas, ischia mon amour

martedì, 25 aprile 2006

Il ritorno di Crozza



Maurizio Crozza di nuovo in tv. Per un programma tutto suo. Ai crozziani come me, Crozza Italia piace: due ore di personaggi (riappare il mitico Zichichi), monologhi, interviste marzulliane e quant'altro in una scenografia spartana (roba da La7, dice con ironia). Storceranno il naso: il centrodestra (ovviamente), i parlamentari che escono con le ossa rotte dalla parentesi Gomez-Travaglio (due volte in tv in due giorni, sta cambiando il vento?) e quelli che non viaggiano sulla lunghezza d'onda del comico, che in effetti molto dà per scontato autocompiacendosi ed immaginando che tutti, da casa, conoscano lui e le sue gag. Non è sempre così.

Postato da: pasquallido a 22:45 | link | commenti (2) |
ciò che succede intorno a pas, tv talking

venerdì, 31 marzo 2006

Ven(e)to di passione



Torno a postare, ultimamente non ho molte occasioni per farlo. Si apre un periodo meno intenso, fortunatamente. Vi racconto, però, di quattro giorni in giro per il Veneto, con la mia Sara, che mi hanno fatto conoscere Venezia: un delitto non esserci stato prima, ma era proprio come l'avevo immaginata. Una città che era entrata in me, insomma, ancor prima che la conoscessi. Una città dai mille angoli, in cui il mare ti entra dentro (spesso non solo metaforicamente), unica nel suo genere. E poi Verona: più bella di quanto non si dica in giro, chissà perchè. La 'esse' dell'Adige circonda una città ricca di chiese da visitare, di angoli caratteristici, di isole pedonali. Perchè una città, il suo centro almeno, deve poter essere girato a piedi, senza ansie o clacson irriverenti. E poi una capatina sul Garda, tanto per gradire. Nella malinconia del day after, ringrazio di cuore Isa e Flavio,  due veronesi doc che hanno ospitato  nel miglior modo possibile una coppia di terroni, di cui uno 'napoletano'.
Le dieci cose che non dimenticherò:
1) Lo spritz, aperitivo alcolico tutto veneto.
2) Il masochismo di chi, in Piazza San Marco, si fa ricoprire interamente di piccioni. E sorride.
3) La Pala d'oro, nella Basilica.
4) Il gondoliere sgrammaticato, che a domanda rispondeva tutt'altro.
5) Aver trovato una pensione (economica) a due minuti due da Piazza San Marco.
6) Grigliata di carne, innaffiata da buon vino.
7) L'ospitalità di Isa e Flavio.
8) La disinvoltura con cui, a Murano, hanno fatto davanti ai miei occhi un cavallino e un cigno, in vetro, in un minuto netto.
9) Verona dall'alto.
10) Il tempo trascorso con Sara.

Postato da: pasquallido a 09:28 | link | commenti (9) |
ciò che succede intorno a pas, gli scatti di pasquallido

mercoledì, 08 marzo 2006

I miracoli dell'Olimpiade

Sbiadisce, lentamente, il ricordo delle Olimpiadi. Ma viva è la sensazione di aver vissuto un miracolo. Anzi più miracoli:
1) Vedere i piemontesi entusiasmarsi, in blocco. E vivere la città, senza lo sguardo fisso sull'orologio.
2) Appassionarsi e discutere, anche animatamente, per uno sport che, se l'avessi inventato io, la neuro mi sarebbe alle costole. Viva il curling, insomma.
3) Allo stesso tavolo, americani e tedeschi (ubriachi) e un paio di cappellini istituizionali della Guardia di Finanza, che girano. I legittimi proprietari, ubriachi anch'essi, fanno baldoria all'insegna di un volemose bene nonostante non capisca un cazzo di quello che state dicendo. W l'Italia, insomma. E la divisa, of course.
4) Le notti bianche, una città che straborda. Ma ordinata, nel suo caotico delirio. Una roba del genere, a Napoli, avrebbero dovuto ricostruirla dalle fondamenta, all'indomani, la città.
5) Ho visto il fervore nazionalistico sul viso di chi, fino ad un giorno prima, pensava che bob fosse al massimo il nome del cane del vicino e immaginava la Fusar Poli una sala del Politecnico di Torino. W le Olimpiadi.
6) Bragagna, commentatore di Raisport, è impazzito in un delirio di onnipotenza nel quale si è immaginato re indiscusso di tutti gli sport, alla faccia di un Bizzotto qualunque. E la sigla dei Flinstones è diventata, come per incanto, lo stacchetto ideale per il curling.
7) La neve. Le Olimpiadi. La città illuminata a festa. Tanta gente. L'avevo sognato, da bambino.
8) Vedere i contestatori, no-global e quant'altri, quelli per cui il mondo va allo scatafascio, zittirsi e guardarle le Olimpiadi, perchè i portici di Via Po sono rimasti immacolati e lo spirito olimpico, forse, non è un'invenzione retorica.
9) Voglia di stupire, ovunque. Anche esibendo una modella in intimo, nella vetrina.
10) Fare coda ovunque. Senza batter ciglio.

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lunedì, 30 gennaio 2006

La neve a Milano: istantanee

Ha creato disagi e mi ha creato disagi (anche perchè - guardacaso - gli spazzaneve hanno scioperato: non avrebbe avuto senso, del resto, che lo facessero a maggio...), ma la neve che ha imbiancato e ricoperto Milano nei giorni scorsi - evento eccezionale - è stata ugualmente ben accetta. Perchè, forse, la neve risveglia quel fanciullino assopito che è in tutti noi e, a volte, gli dà il via libera. Perchè la neve, così tanta neve, crea un'atmosfera surreale. Perchè, infine, il bianco surclassa il grigio e la luce copre l'ombra.

        


    


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mercoledì, 25 gennaio 2006

Berlusconi che vince. Al "Senso della vita"

Lui è un Vincente, di quelli con la 'v' maiuscola. Vince se allena, se fa politica estera (in modo "sommamente giovevole", dice, con un'espressione che neanche sui trattati ottocenteschi...), se educa i proprio figli (che sono tutti belli e bravi, beato lui penseranno i genitori italiani).
Giù il cappello di fronte a Silvio Berlusconi, che da Paolo Bonolis dà sfoggio delle sue capacità comunicative: parla, racconta, dimostra di essere un uomo comune (con i suoi hobby, i suoi affetti). Un uomo positivo, che riesce in quello che fa. Che sia cantare o fare il presidente (il più vincente di tutti, dirà), persino corteggiare (in gioventù, Confalonieri docet).
Allora, da un punto di vista strategico il Berlusconi televisivo non fa una piega: sa quali corde toccare, sa quale messaggio dare. Alle casalinghe, magari: e allora, giù con la storia della mammina-superman che salva la vita all'amica. E a cui vuole tanto bene. In mezzo, un po' di politica: la destra che mantiene le promesse, la sinistra che denigra.
Bonolis? Lo contraddice. Già, quando parlano di calcio.
Non so se auspicare uno spazio eguale a Prodi: non lo sfrutterebbe, non così. Questo è il campo di Berlusconi. Ma gli italiani, alla fine, si lasceranno incantare dall'ars comunicativa di Silvio il Vincente?

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sabato, 21 gennaio 2006



Napoli è una città dai mille eccessi, in cui nulla è banale e tutto scatena emozioni. Non sempre positive, chiaramente.
Ho appena finito di leggere "Napoli siamo noi" di Giorgio Bocca, che consiglio a chi vuole addentrarsi nei meandri di una realtà complicata, difficile. Ne emerge un quadro a tinte fosche, per certi versi inquietante; perchè il concetto di fondo è che Napoli presenti, ingigantite, tutte le pecche dell'Italia. L'Italia è uno schifo, insomma, ma a Napoli le cose vanno un po' peggio.
Nella sua razionalità, è un'analisi estremista, certo; da accompagnare, rigorosamente, con una guida fotografica delle perle di una città dove la storia ed il folklore si rincorrono e si esprimono in ogni angolo.
Napoli è una città bella ma incompiuta, questo è chiaro, un inno al" potrei ma non voglio", "vorrei ma non posso"; una città che fatica a rialzarsi e che paga un'arretratezza civile ormai - ahinoi - atavica.
Una congiuntura mediatica - a partire dal dossier "Addio Napoli" su L'Espresso di qualche mese fa - ne ha portato alla ribalta le imbarazzanti problematiche.
"Napoli adagiata sul golfo - scrive Bocca - è stupenda,  ci si chiede se anche questa bellezza non faccia parte del prezzo spaventoso che paga per esistere". E giù un durissimo reportage tra storie di camorra, onnipresente, onnisciente, diffusissima, storie di lassismo, di microdelinquenza, di degrado, di sporcizia, di procuratori che si rimboccano le maniche ma vengono "gentilmente" allontanati, perchè, scrive Bocca, vige il vizio tutto napoletano della tolleranza complice per cui tutto viene concesso, tutto perdonatoperchè "pur isso adda campà". Il barbone sa che "Napoli è la città più tollerante d'Italia, l'unica, diceva il marchese De Sade, in cui un assassino può circolare tranquillo". Così, sfrattato, "resiste e grida: 'Voi non fare questo a me' e l'indomani la sua tenda azzurra è di nuovo piantata", in piazza Garibaldi, la stazione più brutta e pericolosa d'Italia (considerazione mia).
Ho uno strano rapporto con Napoli, una città che ho imparato a conoscere molto gradualmente, che consiglierei (e consiglio) di visitare a chiunque. Non di viverci,assolutamente. La napoletanità, poi, è un coacervo di tratti marcati, che nei mix meglio assemblati creano figure squisite e persone eccezionali; ma che, tuttavia, ingloba anche ignoranza e inciviltà, come e più che altrove.
Si avvicinano le comunali, a Napoli. Colori politici a parte (visto che la storia ha registrato fallimenti dall'una e dall'altra parte), l'augurio è che qualcuno risollevi la vecchia capitale del Mezzogiorno. Ne ha bisogno, lo merita. Lo meritano i napoletani per i quali isso adda campà, ma se l'adda pure merità.


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