A volte bisogna rallegrarsi della propria follia per essere contenti della propria saggezza

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Heracleum blog & web tools
venerdì, 13 aprile 2007

Sei mesi di lavoro, anche duro. E ti accorgi che hai meno tempo per te e gli altri. E per il blog, chiaramente. Un bel periodo, comunque. Contratto a progetto, of course. E allora, rieccoci qui. E il punto interrogativa che aleggia inquietante alle nostre spalle? Beh, facciamoci l'abitudine.

Non e' mica un problema, del resto, non poter pianificare la propria vita a 360 gradi? No, non lo e'. Ma non mi si venga a parlare dei problemi delle commesse e dei lavoratori stagionali, perchè se non arriva la gratificazione per chi studia, beh, allora nel sistema c'è qualcosa di piu' fondamentale che viene a mancare.

E allora: diritto delle aziende assumere a tempo determinato o a progetto. Pero c'e' qualcosa che non va quando viene meno, sul mercato, l'attenzione alla risorsa interna, proprio perche questa e' fisiologicamente volatile; e' allora che diventa maledettamente fallato il sistema.

C'e' qualcosa che non va quando una casa editrice che si chiama Zadig approfitta di un bando e di una borsa di studio finanziata da un ente esterno per promuovere uno stagista interno, dopo accurata selezione alla quale chi scrive e' malauguratamente (quanto casualmente) arrivato secondo.

Parentesi autobiografica chiusa. Avrei voluto scrivere, a fine anno, che delle 10 cose che chiedevo al 2006 (blog docet) una buona parte si e' realizzata. Mi sono laureato, ho viaggiato, ho trovato (temporaneamente) lavoro. Eppoi l'Ischia e' salita in D (a proposito, gran campionato!), Berlusconi ha perso le elezioni. E ho visto, intorno, tanti sorrisi. Molti dei quali sinceri. Ce n'e' abbastanza per accontentarsi, no?

Postato da: pasquallido a 14:57 | link | commenti (1) |
ciò che succede intorno a pas, il mondo di pasquallido

domenica, 12 novembre 2006

Essere ricordati, lasciare il segno. Le centinaia e centinaia di biografie (piccole, grandi, più o meno significanti, più o meno delicate) nelle quali mi imbatto, ogni giorno, a lavoro mi aprono la mente verso quello che è, forse, il più agognato dei desideri umani: e allora sorrido di fronte ad un musicista e fisico, tale Appun Anton, o ad un medico e scrittore satirico, tal Arbuthnot, testimonianza di come la cultura ci abbia portati, oggi, a linee classificatorie molto più nette che in passato. Essere ricordati: non v'è una formula, nè una precisa linea di demarcazione che divide l'anonimato dalla fama. A volte capita che l'uomo comune faccia qualcosa di talmente importante da meritarsi un posto nella storia; e pensi, invece, che il dimenticatoio sarebbe il posto ideale per chi ha fatto qualcosa per non esser dimenticato, ma in negativo. Ma siamo quello che siamo per i Nobel come per gli Hitler: e ricordare con implicita ammirazione i primi non è meno importante di ricordare, con consapevolezza storica, i secondi.   

Postato da: pasquallido a 19:36 | link | commenti |
il mondo di pasquallido

sabato, 04 novembre 2006

A volte ritornano. A volte rimangono.


Assenza giustificata, dal mio blog. A volte la vita sembra subire accelerazioni improvvise, dopo fasi di stanca; così, nel giro di una settimana, anzi di un paio di giorni, mi sono trovato con un nuovo lavoro ed una nuova casa, a Torino. Ho il privilegio di svegliarmi al mattino con la voglia di andare a lavoro, nel mio service editoriale dove ci occupiamo di un prodotto che uscirà con "Repubblica": i ritmi sono forsennati, ma l'ambiente è stimolante e giovanile. Va benissimo così, per ora. Mi spiace aver lasciato gli amici di "Tv Talk", per ora: è stata un'esperienza che mi ha fatto crescere, vivendo dall'interno la Televisione, quella con la 't' maiuscola.

Dunque, dopo aver accarezzato l'idea di tornare sull'isoletta, mi ritrovo nella Torino gelida di inizio novembre, e per la prima volta la condizione non è quella di studente universitario ma di lavoratore. Il passaggio non è stato assolutamente traumatico, nè la retorica intorno al primo giorno di lavoro ha pervaso il mio approccio con la nuova occupazione. Tutto frizzante, certo; ma la vita, che ha assunto certo ritmi nuovi e più frenetici, non ne esce rivoluzionata.

Intanto, a Napoli è ancora putiferio. Ho scritto tanto su questa città che non sa come rialzarsi, e forse non vuole neanche farlo. La cronaca si diverte a cadenzare le ondate di violenza, di modo che i media se ne occupino a intervalli regolari di sei-sette mesi. Il problema, tuttavia, non sono tanto (o meglio, non sono solo) i tot omicidi in tot giorni, quanto la snervante quotidianità in una città che non offre e non ha stimoli. Lassismo e rassegnazione sono un cancro la cui metastasi si è impadronita da anni di tutto il corpo di Napoli. Chiudo qui, per ora. Poi, leggetevi questo pezzo di Stella, qualora non l'abbiate ancora fatto.

Postato da: pasquallido a 11:30 | link | commenti (2) |
ciò che succede intorno a pas, il mondo di pasquallido

martedì, 17 ottobre 2006

Dei delitti e delle pene

E ora come dirglielo, pensiamoci, ai tanti marcocommitante dei quali è costellata la nostra felice adolescenza, 'mastini' dei campi da calcetto, quelli - tanto per intenderci - che ringhiavano con ferocia sulle tue caviglie anche se, in fondo, i pali delle porte erano due bombole di gas svuotate e il fallo laterale era segnato da una linea invisibile ed arbitraria? Già, quando vigeva l'inganno della più inverosimile delle regole, 'gol o rigore' (come dire, il gol è dubbio, hai ragione, ma come la risolviamo? io qualcosa devo guadagnarci) e quando le pause interminabile erano quelle per recuperare i palloni in dirupi ai confini del mondo.

Ora si svegliano un mattino e decidono - orrore - che bisogna calmarsi un pochino. Risparmiarsi, insomma. Leggo e ripropongo: "La Cassazione avverte che non farà sconti di pena a chi, giocando a calcetto con gli amici in incontri del tutto amatoriali, procura lesioni all'avversario come se stesse giocando una partita decisiva di campionato. In particolare la Suprema Corte - con la sentenza 33577 della IV Sezione Penale - ha confermato la condanna per lesioni colpose gravi e la multa di 200 euro nei confronti di un ragazzo di Trapani, Giovanni G., che aveva rotto entrambi i legamenti rotulei delle ginocchia di un amico durante un incontro di calcetto improvvisato sulla spiaggia. Giovanni, con una "entrata in scivolata" di "estrema irruenza e violenza" aveva mandato a terra Giuseppe V. provocandogli la rottura bilaterale dei tendini di tutte e due le ginocchia".

Tranquilli, non è un provvedimento retroattivo e dunque il takle su De Siano che mi è valso, qualche settimana fa, l'etichetta di assassino resterà irrimediabilmente impunito. E con lui tutti quelli che, come il mio amico Marco, hanno alle spalle un'adolescenza di entrate da dietro e gomiti alti (sia detto con affetto, amico caro).

Ma il problema è di carattere generale e prende le mosse dagli innumerevoli "allora amm'a jucà a fa male?" che hanno dato il là a contese accese ai limiti della battaglia, con la spiaggia dei Pescatori pronta a trasformarsi in un'arena da gladiatori e la rissa, non neghiamolo, è sempre stata dietro l'angolo. Giocare a calcetto, dalle mie parti, è sempre stato pericolosamente eccitante, soprattutto tra i 14 e i 18 anni, prima che un ineffabile senso di quiete decubertiniana prendesse il posto dell'orgoglio da scugnizzo regolato sulle frequenze del 'vincere a tutti i costi'. Ecco, quelle battaglie restino intoccabili, neppure scalfite - nell'immaginario della nostra carriera di aspiranti calciatori in erba (quella sudicia del campetto di San Ciro, mista a fango) dai recenti richiami all'ordine.

Postato da: pasquallido a 18:07 | link | commenti (6) |
costume, il mondo di pasquallido, pasquallido e humour

sabato, 30 settembre 2006

Dar da mangiare agli scoiattoli a pochi passi dal centro di Genova, non troppo lontano da smog e caos, alla stregua dei gettonatissimi parchi londinesi. Ero colpevolmente all'oscuro della presenza, graditissima, di un folto numero di scoiattoli grigi, nel verde di Nervi, per nulla intimoriti dalla presenza dell'uomo col quale, anzi, sembrano aver instaurato una sorta di linguaggio in codice: frenetico battito di noci, e te li vedi arrivare in un men che non si dica, pronti allo spuntino.  Nel 1966 cinque esemplari furono introdotti nella zona: la popolazione si è evidentemente almeno quintuplicata, e per gli amanti della natura che passano da queste parti, l'appuntamento è davvero ghiotto. Grazie a Serena, che ci ha condotto in questo piccolo ma intrigante angolo d'Italia, con tanto di noci, lasciate volentieri come 'pedaggio'.

Postato da: pasquallido a 23:48 | link | commenti (2) |
natura, i miei viaggi, il mondo di pasquallido

lunedì, 07 agosto 2006

Estate prima tranche - Ischia e affini


Dopo lo sforzo del torrido 22 luglio, è estata piena. Estate da 110 e lode. Ad Ischia invito i miei amici per festeggiare e per scarrozzarli in giro sulla mia fantastica isoletta: giorni intensi con Sara, Andrea, Mario, Rita, Antonella e Dora, Luca e Floriana, Fabio e - naturalmente - tutti i miei amici ischitani. Il giorno della discussione sbiadisce lentamente, ma conservo vivo il ricordo del calore e dell'affetto di cui mi sono visto circondato. Giorni spensierati e intensi tra Sant'Angelo, Sorgeto, il castello Aragonese, l'Ischia meno banale e meno globalizzata, quella che amo e che mi piace far amare; ed una capatina a Procida, che globalizzata non lo sarà mai (si spera) e dove assaggiamo dell'ottimo pesce. Ecco, la mia estate inizia così.





Foto Perchiazzi


foto Ronchetti

Postato da: pasquallido a 14:21 | link | commenti (3) |
natura, i miei viaggi, il mondo di pasquallido, ischia mon amour

domenica, 23 luglio 2006

110. Cum laude.



Ci siamo. Ci si risveglia da laureati, dopo un vorticoso succedersi di volti, espressioni, emozioni, con la lancetta dei minuti che sembrava, nei giorni scorsi, accelerare di sua iniziativa.
E' successo tutto in fretta. Il mio "Dottò, faciteme capì", i complimenti della commissione ma soprattutto il calore umano di cinquanta persone che mi sono state vicine nel momento più importante.
Porterò dentro di me le emozioni di una torrida mattinata di mezza estate, gli abbracci sinceri di un gruppone che ha affollato la sala lauree mentre, costretto nel mio vestito beige, sudavo come non mai (ah, se nei corridoi di Palazzo Nuovo ci fosse stata l'aria condizionata).
E siamo qui, oggi, al risveglio dopo i festeggiamenti: cosa è stato e cosa sarà, le domande che circolano nella mente. Un grazie, sentito, a quelli (tanti, tantissimi) che mi sono voluti stare vicino mentre tagliavo il traguardo. Grazie a tutti, vi voglio bene.

Postato da: pasquallido a 11:19 | link | commenti (7) |
il mondo di pasquallido

mercoledì, 07 giugno 2006

La bustona gialla

Quella busta gialla, ingombrante al punto da non poterla mettere nella borsa, porta via con sè ansie e timori, ed è perciò agognata. Un amico, con malcelata invidia, mi ha chiesto se potevo vendergliela. Ma  quella bustona timbrata porta via con sè sei anni bellissimi, di incontri, interessi, sbadigli, esamini e esamoni, professorini e professoroni, gente con le palle e palle di gente. Quella bustona è lì, sulla scrivania, malinconica: la tesi è quasi finita, è ora di aprirla - la bustona. Ma, insieme con la solita caterva di carte firmate e controfirmate, non vi chiuderò dentro nient'altro. Tutto il resto, se permettete, lo porterò con me.

Postato da: pasquallido a 22:48 | link | commenti (3) |
il mondo di pasquallido

Vedi [città X] e poi muori
Una gentilissima commessa biellese, appreso che io sono di Ischia, ha attinto al suo bagaglio di conoscenze citando un proverbio che le sembrava di ricordare: Vedi Ischia, e poi muori.
L'avevo sentito di Napoli, Venezia, Firenze, Parigi, Roma e, se la memoria non mi inganna, anche di Roccasecca e Celle ligure. Insomma, una formula valida per ogni occasione e adattabile al paese di residenza dell'interlocutore da arruffianarsi.
Mi sono forse pentito della risposta caustica che le ho rifilato, forse perchè credeva in quel proverbio e anche perchè, non ce ne vogliano gli abitanti di Roccasecca, Ischia in fondo è davvero un'altra cosa.

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il mondo di pasquallido, pasquallido e humour

mercoledì, 19 aprile 2006

E scusate il ritardo


Il mio, intanto: questo post meritava una puntualità che non ho potuto garantire. E quello dell'Ischia, of course: otto anni di Inferno prima di uscire dall'Eccellenza e riproporsi in un calcio che conta un pochino in più. Un punto di partenza, ovviamente: ma veder gioire l'isola, e farlo con loro, dopo una nottata pazza in treno fatta per esserci, a San'Anastasìa (ma non poteva essere altrimenti), è stato di per sè appagante. Esagerato, dirà e ha detto qualcuno: io dico di no, perchè credere in qualcosa è intrinsecamente bello: già, anche una squadra che vince il campionato di Eccellenza.
C'ero, e l'ho raccontata quella gioia sfrenata che si è protratta per una settimana: da Sant'Anastasia alla gara interna col Capri, alla faccia degli ipercritici di cui è - ahimè - piena la nostra isola e che non hanno perso l'occasione per lanciare sospetti, per creare mugugni. Anche nel clima della festa grande.



Dal 'Golfo' di lunedì 3 aprile:

"Quella che vi raccontiamo è una storia di attese, sorrisi, urla e cortei, di due colori, il giallo e il blu, che si abbracciano e si fondono, avvolgendo l’isola nel suo giorno più bello; ma quello che vi raccontiamo oggi è, a ben vedere, solo l’attesissimo lieto fine di una storia che, come e forse più di tutte le storie che si rispettino, quasi nasca dalla penna di un sadico sceneggiatore, ha visto prolungarsi angosciosamente il percorso dei suoi protagonisti, disseminandolo di ostacoli via via più difficili tanto da far vacillare anche l’idea che, in fondo, si trattasse di una storia a lieto fine.
[...]
E’ una storia che ha un protagonista piccolo e tarchiato, come il brutto anattrocolo della favola verrebbe a dire, ma nel giorno del lieto fine, con quel numero dieci sulle spalle, la metamorfosi nel più regale dei cigni è perfettamente compiuta. In barba al trito e ritrito adagio lasciatoci in eredità dagli antichi romani, il suo profeta in patria Ischia ha scoperto di averlo; e le movenze e le phisique du rôle ricordano qualcuno che, da queste parti, è un delitto non ricordare. “Buonocore subito santo” richiede convinto uno striscione di Sant’Anastasia: l’iter è decisamente lungo, visti i precedenti, ma portare Ischia al settimo cielo è un buona credenziale, oltrechè un piccolo, grande privilegio, per chicchessia. Sorride, Enrico, e festeggia ebbro di gioia, col sottofondo canoro che accompagnava proprio le gesta di Maradona; e vederlo così, professionista navigato abituato ad altri palcoscenici, è un toccasana per chi crede che, in fondo, questo sport qualche valore continui a trasmetterlo.
Ha il volto pulito di questo figlio di Ischia la promozione più dura e più difficile e non è un caso che il suo splendido sinistro (giù il cappello) dia il là alla vittoria con la ‘v’ maiuscola, quella che “giochiamo contro i penultimi, ma il discorso chiudiamolo oggi”, quella che “non mi sembra vero, ma ce la stiamo facendo”.
[...]

Questa è anche una storia di ebbrezza e di felicità, e – per definizione – l’ebbrezza consente voli pindarici. Se li consentano, gli ischitani, perché oggi possono farlo, dopo aver masticato amaro per anni. Proseguino, i caroselli di ieri, idealmente ma non solo, fino alla gran festa di sabato. Perché è tempo di buttar fuori la rabbia di anni di cocenti delusioni; è tempo di festa.
Ecco, quella che vi raccontiamo è, soprattutto, la storia di una grande festa".

 



Le splendide foto della festa di Sant'Anastasìa, di un traghettone stracolmo che fa il giro dell'isola e della festa-promozione al "Mazzella" sono di quel gran mago dell'obiettivo che risponde al nome di Franco Trani.

 

 

Postato da: pasquallido a 12:58 | link | commenti (5) |
il mondo di pasquallido, calcio e simili, ischia mon amour

sabato, 21 gennaio 2006



Napoli è una città dai mille eccessi, in cui nulla è banale e tutto scatena emozioni. Non sempre positive, chiaramente.
Ho appena finito di leggere "Napoli siamo noi" di Giorgio Bocca, che consiglio a chi vuole addentrarsi nei meandri di una realtà complicata, difficile. Ne emerge un quadro a tinte fosche, per certi versi inquietante; perchè il concetto di fondo è che Napoli presenti, ingigantite, tutte le pecche dell'Italia. L'Italia è uno schifo, insomma, ma a Napoli le cose vanno un po' peggio.
Nella sua razionalità, è un'analisi estremista, certo; da accompagnare, rigorosamente, con una guida fotografica delle perle di una città dove la storia ed il folklore si rincorrono e si esprimono in ogni angolo.
Napoli è una città bella ma incompiuta, questo è chiaro, un inno al" potrei ma non voglio", "vorrei ma non posso"; una città che fatica a rialzarsi e che paga un'arretratezza civile ormai - ahinoi - atavica.
Una congiuntura mediatica - a partire dal dossier "Addio Napoli" su L'Espresso di qualche mese fa - ne ha portato alla ribalta le imbarazzanti problematiche.
"Napoli adagiata sul golfo - scrive Bocca - è stupenda,  ci si chiede se anche questa bellezza non faccia parte del prezzo spaventoso che paga per esistere". E giù un durissimo reportage tra storie di camorra, onnipresente, onnisciente, diffusissima, storie di lassismo, di microdelinquenza, di degrado, di sporcizia, di procuratori che si rimboccano le maniche ma vengono "gentilmente" allontanati, perchè, scrive Bocca, vige il vizio tutto napoletano della tolleranza complice per cui tutto viene concesso, tutto perdonatoperchè "pur isso adda campà". Il barbone sa che "Napoli è la città più tollerante d'Italia, l'unica, diceva il marchese De Sade, in cui un assassino può circolare tranquillo". Così, sfrattato, "resiste e grida: 'Voi non fare questo a me' e l'indomani la sua tenda azzurra è di nuovo piantata", in piazza Garibaldi, la stazione più brutta e pericolosa d'Italia (considerazione mia).
Ho uno strano rapporto con Napoli, una città che ho imparato a conoscere molto gradualmente, che consiglierei (e consiglio) di visitare a chiunque. Non di viverci,assolutamente. La napoletanità, poi, è un coacervo di tratti marcati, che nei mix meglio assemblati creano figure squisite e persone eccezionali; ma che, tuttavia, ingloba anche ignoranza e inciviltà, come e più che altrove.
Si avvicinano le comunali, a Napoli. Colori politici a parte (visto che la storia ha registrato fallimenti dall'una e dall'altra parte), l'augurio è che qualcuno risollevi la vecchia capitale del Mezzogiorno. Ne ha bisogno, lo merita. Lo meritano i napoletani per i quali isso adda campà, ma se l'adda pure merità.


Postato da: pasquallido a 23:20 | link | commenti (24) |
attualità, ciò che succede intorno a pas, il mondo di pasquallido, antropologia & affini

lunedì, 17 ottobre 2005

Incertezza.

Postato da: pasquallido a 18:44 | link | commenti (4) |
il mondo di pasquallido

domenica, 25 settembre 2005

Dei delitti e del pene

Una mia amica maliziosa mi ha portato un catalago TABU’ (for sex accessories and erotic toys), recuperato alla recente kermesse torinese “Erotic Tour”. Ora, sono in un vicolo cieco. Tutti penserete che la vecchia storia dell’amico non regge ed in realtà sia io il pervertito. E se ribadissi dicendo che no, me l’ha portato sul serio lei che era lì per lavorare temo che ironizzereste impietosamente sulle mie amicizie. Taglierò corto, dunque.

Sfogliando il depliant, sono rimasto esterrefatto nonostante abitare vicino ad un sexy shop (anche qui le coincidenze sembrerebbero condannarmi) mi aveva già garantito un approccio antropologico al genere. Il punto è che con il codice 3610 puoi ordinare un “fallo realistico del porno attore Sean Michaels in puro lattice con ventosa” (e non chiedetemi lumi sulla funzione della ventosa nè sulla dinamica con la quale hanno ricostruito esattamente il membro dell'attore) per tacere del Dr Loves (sic!), un improbabile aggeggio “per chi vuole giocare al dottore: stetoscopio composto da fallo in lattice super soft”. Come dire: ti masturbo controllandoti il battito cardiaco.

Mi ha spiazzato anche il Pocket Pet, “una vera chicca, bocca vibrante per simulazioni reali di veri rapporti orali”. No comment. E non mi convince neanche la “speciale mutandina stimolante in quanto nella parte interna troviamo un ovulo vibrante comandato a distanza dal telecomando”. “Fate impazzire la vostra donna quando meno se l’aspetta” recita in maniera inequivocabilmente esplicita, ahimè, l’istruzione. E io – chiamatemi pure bigotto – fatico oltremodo a immaginare una scena in cui, al ristorante, dopo la prima portata e mentre il vostro amico vi annoia con i suoi commenti sul caso-Fazio, tu, con preventivo occhiolino, inizi a farla godere. E’ che non mi convince.

Il bello è che la mia biondissima amica mi ha anche garantito che all’esposizione ci fosse un orgoglioso pienone. E che al bagno dei maschietti ci fosse una coda interminabile.

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costume, il mondo di pasquallido, pasquallido e humour

mercoledì, 17 agosto 2005

AFFISSIONI SARDE...

Ad Alghero mi sono imbattuto in questa fantastica affissione: quando la pronuncia locale si fonde con l'italiano, ecco che se ne vedono di belle. E dalle vostre parti, come sarebbe stato?

Postato da: pasquallido a 22:14 | link | commenti (5) |
costume, gli scatti di pasquallido, il mondo di pasquallido, pasquallido e humour

domenica, 07 agosto 2005

Sardegna mon amour

Ritorno dalla Sardegna. Insieme ad un paio di pacchi di pane Carasau e al prelibatissimo salame Murru, porto con me le sensazioni e le emozioni di un viaggio stupendo in una terra che mi ha affascinato più di quanto potessi immaginare. Perché sai di poterti aspettare l’acqua cristallina, color smeraldo, bellissima, e in fondo sai anche che a Portorotondo e a Portocervo c’è un’interminabile sfilata di moda alla quale, per gioco, puoi prendere parte anche tu; ma non immagini di essere catapultato, al contempo, in una dimensione dove la natura in versione quasi primigenia ti avvolge e coinvolge, dove ti ritrovi a contatto con tartarughe selvatiche e cinghiali, barbagianni e magari (se sei fortunato) delfini. Dove c’è tanto verde e dove, se il mare ti ha stancato, puoi prendere un Pandino sofferente e viaggiare, all’interno, tra ataviche testimonianze di vita preistorica e strade assolate e desolate, dove il tempo sembra essersi fermato. E poi c’è l’amore, che permea tutto in un mix perfetto che, oggi, fa tanta malinconia.


Nelle foto, in alto l'isolotto di Spargi; sopra, Porto Istana: le mie istantanee della Sardegna...

 

Postato da: pasquallido a 19:03 | link | commenti (4) |
gli scatti di pasquallido, il mondo di pasquallido

domenica, 03 luglio 2005

Parco Martinat
A tutti i 'piemontesi' in giro sul mio blog, consiglio questa oasi ornitologica vicino Pinerolo che, pur poco pubblicizzata, mi è indubbiamente piaciuta molto. C'è, all'interno, la voliera più grande del mondo: la maggior parte degli animali (fra cui canguri, cervi, procioni, struzzi, antilopi, una zebra e soprattutto tantissimi tipi di uccelli) vive in aree, delimitate da recinzioni, ben più ampie di quelle solitamente loro riservate negli zoo. La comunicazione all'interno non è efficacissima, ma vale la pena di visitarlo. Ecco alcuni miei scatti...



  Iguana al sole


Procione incuriosito

 
   Cos'è questa cosa? Si mangia?


Approccio tra canguri...

Postato da: pasquallido a 09:13 | link | commenti (12) |
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mercoledì, 29 giugno 2005

Fenomenologia della sala studio

 

Dopo un mese di frequentazione assidua della sala studio Verdi di Via Verdi (sotto al collegio Verdi, quando si dice… la fantasia) ho la presunzione di avere un quadro socio-psicologico abbastanza definito del microcosmo che vi si sviluppa al suo interno e del quale ho fatto parte anch’io, almeno fino a ieri.


LE SUPERFIGHE  Portano venti centimetri di tacchi, fingendo di rammaricarsi se il loro incedere rumoroso disturba chi studia. Loro, le superfighe, non ci avevano mica pensato quando, alle otto del mattino, si truccavano per un’ora, sceglievano la minigonna ad hoc e si dirigevano in sala studio, al grido di “nessuno nel raggio di venti metri dovrà riuscire a studiare con me davanti”. Si dice che al sabato sera smettano i panni delle supervamp per uscire con un jeans ed una t-shirt, mooolto più comode. E lì magari ti accorgi che non è tutt'ora ciò che forzatamente luccica. ESAGERATE.

I BACCAGLIATORI Sul banco hanno, fedele copertura, il libro e gli appunti di marketing, aperto a pagina 24. Ma gli occhi cadono sulla mora del tavolo di fronte e la macchinetta del caffè diventa puntualmente un luogo deputato a rompere il… ghiaccio. A fine giornata, avranno rimediato qualche occhiataccia e riporranno nello zaino il libro, con un bel segno alla pagina 27. A meno che non decidano di ripiegare sulle sfacciate (vedi oltre). INCORREGGIBILI.

I MISTICI  Sono quelli che, potrebbe cascare il mondo, la testa dal libro non la tolgono. Sono talmente assorti che neanche il rumoroso vociare dei vicini di banco riesce a mandarli in tilt. Salvo quando sotto esame: distrarli significherebbe indurli ad una serie interminabile di improperi intrisi di sarcasmo. Un po’ come quando il mio vicino di banco promise a mezza sala studio di tornare all’indomani con la radio e il volume sparato a mille. SECCHIONI.

LE SFACCIATE-SPACCIATE  “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse” hanno letto, una volta, da qualche parte. E allora confidano che lo stress da esami sia la molla che spinga da loro, brutte come la morte, maschi esauriti dallo studio e in cerca di distrazioni. Così, dopo 50 pagine di economia politica, per un ragazzo esausto anche la vicina grassona con la minigonna potrebbe diventare un diversivo. E allora, meglio essere sempre in tiro, anche se la ciccia straborda e le forme non sono propriamente quelle della Seredova. DISPERATE.

I CERCACASA  Non importa se e quanto studieranno. Per loro l’importante è avere libri e quaderni lì, sul tavolo. E, nel frattempo, fare spesa, iscriversi all’appello, prendere il caffè con l’amico che sembrava scomparso. Il loro “sto studiando alla Verdi” assume spesso i contorni di un “sto vivendo alla Verdi” e, nei ritagli di tempo, finiscono anche col leggiucchiare qualche pagina. Di “Leggo” o di “City”, magari. ITINERANTI.

I TIMIDI-ASOCIALI  Arrivi e chiedi se c’è posto. Loro prima ti ignorano, poi dicono di non saperlo. E tu già capisci di che pasta siano fatti. Vedi che preparano il tuo stesso esame e tu, retoricamente, ne chiedi conferma. “Sì, sto preparando letteratura” ti rispondono, rigirandosi dall’altra parte. IMPERTURBABILI.

GLI ESTROVERSI  All’estremo opposto, ci sono quelli e quelle che ti danno da parlare subito. Un giorno magari ti trovi a studiare nel tavolo a fianco al loro ed il giorno dopo, inspiegabilmente, ti chiedono se hai risolto i problemi con la tua ragazza. Talvolta l’estroverso è un baccagliatore mascherato. E lì bisogna stare attenti. Soprattutto se è del tuo stesso sesso. AMICONI.

I MENEFREGHISTI  Sono quelli per i quali la sala studio non è un luogo di tutti, ma la naturale estensione della propria casa, anche se magari è in Corso Trapani. Iniziano ad occupare quattro posti fingendo di aspettare amici-Godot che non arriveranno mai. Lasciano la suoneria al cellulare e, se gli gira, la cambiano mentre tu studi sentendole e risentendole tutte. Ma se sono loro a studiare, che non voli una mosca. Se squilla il cellulare, corrono all’impazzata fino all’uscita salvo rispondere un “pronto” urlato qualche passo prima di uscire dalla sala. ESISTO SOLO IO.

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costume, il mondo di pasquallido, pasquallido e humour, antropologia & affini